
Solo due anni fa riceveva il premio Strega per il suo romanzo La solitudine dei numeri primi. Oggi, Paolo Giordano al Festival del cinema di Venezia è in lizza, con altri tre titoli italiani, per l’omonimo film.
Scritto a quattro mani con il regista Saverio Costanzo, la storia di Alice e Mattia, dalle pagine dello scrittore edite da Mondadori, ha raggiunto il grande schermo.
Protagonisti due giovani con problemi esistenziali. Alice dalle prime righe del romanzo è raccontata come una bambina fragile, che obbligata dal padre a frequentare la scuola di sci, una mattina di nebbia fitta, si spezza una gamba. Resta sola con un trauma irreversibile, incapace di muoversi, al fondo di un canale innevato, a domandarsi se i lupi ci sono anche in inverno.
Mattia invece è l’alter ego di Michela, sua sorella. Lui un bambino molto intelligente, Michela, ritardata. Vive all’ombra di un disagio che porterà alla disgrazia. La prima volta che un compagno di classe li invita entrambi alla sua festa, Mattia abbandona Michela nel parco, con la promessa che tornerà presto da lei. La bambina scompare, forse annegata nel letto del fiume vicino.
Questi due quadri sono la traccia emotiva che definisce Mattia ed Alice nella loro evoluzion e crescita, seguendo i loro pensieri e le scelte di vita che li porterà all’età adulta, con non pochi strappi. Le loro esistenze si incrociano, pur restando divise. Come quei numeri speciali, che nel capitolo 21 del libro trovano la loro motivazione: due numeri primi, vicini ma mai abbastanza per toccarsi davvero.
“Non amo l’introduzione del personaggio, - spiegava Giordano in una intervista rilasciata subito dopo il premio letterario - Per quanto possa essere coinvolgente e romantica non mi piace. Monto i miei personaggi nel tempo, li diluisco nel racconto in modo da costruire, frammento su frammento, la loro personalità”.
Questi alcuni segreti letterari di un giovane autore che confessava la sua difficoltà a costruire il plot di una storia. La sua analisi in merito alle opere scritte descriveva, in realtà, una mancanza di struttura: “Vorrei un romanzo più intero” spiegava con quel pizzico di severità che conduce inevitabilmente ad una costante ricerca.
E proprio l’autore del libro, poco tempo prima dell’inizio della stesura della sceneggiatura, riteneva che la chiave fondamentale per la riuscita del film “era eliminare molto l’interiorità dei personaggi. Dalla scena narrata, dal gesto in sé il lettore sarà in grado di aggiungere quello che manca” spiegava.
Ha cominciato a lavorare alla sceneggiatura nell’ottobre del 2008, l’anno scorso le riprese con il regista Costanzo il cui lavoro oggi arriva, con molte attese, in concorso a Venezia.
“Preferirei dei volti non noti, proprio per mantenere un certo distacco. Perché nel libro i personaggi sono delle persone qualsiasi” spiegava ancora prima che il suo romanzo diventasse un film. Oggi in realtà sulla scena nei panni di Alice Alba Rohrwacher, già nominata al Nastro d’Argento e vincitrice del David di Donatello per l’interpretazione magistrale nel film di Pupi Avati Il papà di Giovanna. Al suo fianco ad impersonare Mattia, Luca Marinelli, volto noto per aver lavorato con Vittorio Sindoni nel film Butta la luna 2, interpretando il ruolo di Ippolito.


