Venerdì, 03 Settembre 2010 15:20

Happy Few

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happy-fewSi possono amare due persone contemporaneamente? Esiste una linea di confine oltre la quale una coppia, per quanto aperta, cessa di essere tale e si trasforma in un'entità multipla, in un insaziabile intreccio di relazioni in cui quella che all'inizio appare la timida evasione di una notte s'insinua in modo sempre più vorace e più pregnante nella normalità, in un reticolo convulso di perversione, desiderio e dipendenza?

Sono queste le domande alle quali prova a dare una risposta il regista francese Antony Cordier con la pellicola Happy Few, che racconta la storia di due coppie sposate, Rachel e Franck e Teri e Vincent che, senza troppi preamboli, si buttano a capofitto in un rapporto a quattro nel quale i rispettivi ruoli si scambiano senza regole e senza pudore.

Un tentativo di per sé  intrigante, che tuttavia gradualmente scivola in una serie di eccessi che rendono addirittura fastidiosa l'ostentazione sistematica dei corpi nudi e vulnerabili dei protagonisti, imbarazzante fino alla noia l'insistente soffermarsi della macchina da presa sulle loro performance sessuali, che si fanno sempre più imprudenti e sempre più ardite.

La sceneggiatura regala alcuni scambi di un cinico ma efficace ottimismo, strappando qualche risata in platea, e il film, soprattutto nella prima parte, cattura per il suo sguardo disincantato e senza veli, che sceglie di dare un bel calcio alle convenzioni e al falso bigottismo, avventurandosi coraggiosamente in un territorio oscuro dominato da fantasie voluttuose e inconfessate, dietro le quali si celano le paure e fragilità di ogni individuo.

Poi, però, la trama rivela qualche debolezza e le lunghe sequenze amorose appaiono improvvisamente ripetitive e sgraziate. La chimera della libertà sessuale rivela la sua inconsistenza, creando un vuoto straniante e pieno di squilibri nel quale l'anima (dei personaggi ma anche della storia raccontata) si perde.

L'impressione è  che il film inizi a vacillare, sia dal punto di vista narrativo che da quello puramente estetico, proprio quando il gioco erotico sfugge di mano ai protagonisti.

Né le ottime interpretazioni degli attori (su tutti brilla la stella ammaliante di Elodie Bouchez), né il finale (che ovviamente non sveliamo) sono in grado di riscattare l'opera del trentasettenne Antony Cordier che, fattosi notare a Cannes nel 2005 con Douches Froid, difficilmente quest'anno lascerà un segno a Venezia.

Letto 92 volte Ultima modifica il Venerdì, 03 Settembre 2010 16:43

doppioschermo

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