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TFF: scopriamo l'edizione numero 27

Il cartellone della rassegna torinese diretta da Gianni Amelio è ricchissimo. Comprende ben 254 film divisi in diverse sezioni, che affronteranno i temi più svariati, come la musica, la famiglia, le coppie, il paesaggio, i viaggi, la televisione, il cinema. È prevista anche l’assegnazione di tredici Premi. Per orientarci meglio nella fitta rete di eventi del Torino Film Festival, abbiamo preparato per voi una specie di vademecum nel quale troverete anche alcune segnalazioni: si tratta delle opere che, a nostro giudizio, sembrano le più interessanti per il tema trattato e/o il linguaggio usato dall’autore. Cominciamo con il Gran Premio Torino, istituito quest’anno come riconoscimento ai registi che hanno contribuito al rinnovamento del linguaggio cinematografico, alla creazione di nuovi modelli estetici, alla diffusione di nuove tendenze. Il Premio verrà consegnato, nella serata finale del Festival, a Emir Kusturica “per la qualità inventiva dei suoi film e la trascinante originalità del suo stile” si legge nella motivazione della giuria. Del grande cineasta bosniaco verrà presentata la versione integrale (sei ore) del film Underground, inedita in Italia. Lo stesso riconoscimento è stato attribuito all’American Zoetrope, la casa produttrice di Francis Ford Coppola “per il contributo dato al rinnovamento dell’industria cinematografica statunitense e per il suo prezioso ruolo di congiunzione tra cinema classico e cinema del futuro”. Il grande cineasta americano sarà a Torino per ritirare il premio e presentare il suo ultimo lavoro, Tetro (Segreti di famiglia), distribuito da Bim e proiettato al festival in anteprima nazionale.

Anche il cinema documentario avrà, come sempre, il suo giusto spazio al TFF con un concorso a cui partecipano 14 opere. Scopo del Premio Cult-Il cinema della realtà, promosso in collaborazione con il canale satellitare Cult (Gruppo Fox Channels Italy), è la rivalutazione di un genere troppo spesso considerato “negletto” nei confronti dell’arte cinematografica basata sul “racconto-finzione”. Da anni la rassegna di Torino cerca di agganciare il cinema del reale con quello chiamato di “fiction” a partire dal comune linguaggio visivo che caratterizza entrambi. I giudici assegneranno al vincitore un premio del valore di 20.000 euro.

Ma il principale riconoscimento che verrà assegnato dalla giuria del Festival è Torino 27, riservato agli autori alla prima, seconda o terza opera. La sezione presenta 16 film di nuova produzione inediti in Italia. Obiettivo del Premio è la ricerca e la scoperta dei talenti più innovativi del cinema indipendente internazionale, secondo lo spirito originario della manifestazione torinese. Saranno riconosciuti, al termine della rassegna, il Miglior Film (al qual andranno 25.000 euro), il Miglior Attore e la Migliore Attrice. Vi sarà anche un premio speciale della giuria (10.000 euro) che terrà conto del linguaggio cinematografico usato e della capacità di creare una nuova tendenza. I film italiani in gara, in questa sezione, sono due: La bocca del lupo, di Pietro Marcello e Santina, di Gioberto Pignatelli. Ha a che fare con la televisione nostrana, invece, il 35mm della regista tedesca Claudia Rorarius, intitolato Chi l’ha visto, la vera storia di un giovane gay che vive in Germania e non ha mai conosciuto il padre italiano: per ritrovarlo arriva a Roma e si affida alla famosa trasmissione di RaiTre che si occupa di ricercare, con l’aiuto del pubblico, persone scomparse.

La sezione Festa mobile, che prende il nome dalla famosa raccolta di racconti di Ernest Hemingway, è, secondo gli organizzatori, uno “spazio in movimento”, nel quale vengono proposte le anteprime più attese dell’anno accanto i film più stimolanti visti all’estero: opere che gli spettatori possono vedere secondo combinazioni diverse in base al proprio gusto personale. Il percorso della sezione viene tracciato attraverso due semplici indicazioni (ma non barriere di separazione!): Figure nel paesaggio, che raccoglie tutti i film costruiti con uno schema narrativo di finzione e Paesaggio con figure che contiene lavori realizzati guardando la realtà in modo rigoroso (una volta si chiamavano documentari). Ma il Festival ritiene che la distinzione rigida tra queste due forme di racconto su pellicola sia quanto mai ingiusta e non corrisponda più al mix di stili ed emozioni proprio del cinema contemporaneo. Nel primo ambito vanno segnalati i film di Ivano De Matteo, La bella gente, che racconta, con ritmi quasi da thriller, la storia di una coppia “borghese e progressista” che si disunisce durante un week-end in campagna (tra gli interpreti, Monica Guerritore e Antonio Catania) e il tenero e asciutto Gigante, dell’argentino Adrian Biniez, dove si parla di un giovane sorvegliante di supermarket appassionato di musica metal che si innamora dell’addetta alle pulizie da lui sorpresa a rubare (il film ha vinto l’Orso d’argento all’ultimo Festival di Berlino). Sempre in questa sezione, va menzionato Polist, adjectiv una commedia noir dall’epilogo imprevisto, del rumeno Corneliu Porumboiu che punta l’attenzione dello spettatore sulle vicende di un poliziotto alle prese con un sospetto spacciatore di droga. Paesaggio con figure, invece, propone in visione 21 lavori, tra i quali anche i candidati al Premio Cult di cui abbiamo già detto. Ecco i movies della sezione che a noi intrigano di più: 45365 degli americani Bill e Turner Ross: si tratta di racconti di vita quotidiana che si intrecciano e si riuniscono armoniosamente in un finale unitario; il film cinese Ghost Town, di Zhao Dayong sulle vicende umane che accadono in una città fantasma, all’ombra della statua di Mao; Line del giapponese Kotani Tadasuke, uno sguardo spietato e struggente sulla città di Osaka e sul quartiere a luci rosse di Okinawa; Neil Young Trunk Show, dell’americano Jonathan Demme, un ritratto, attraverso i quaranta anni della sua carriera, del cantautore che ha segnato la storia del rock; O’er the land di Deborah Stratman, una descrizione senza riserve della complessa identità degli Stati Uniti d’America, dalla cultura delle armi, al mito del consumismo; Oil City Confidential di Julien Temple, ovvero “oltre il blues e prima del punk”, un nuovo capitolo della speciale enciclopedia del rock’n’roll curata dal regista britannico; Resisim-Fragments dell’israeliano Yonatan Haimovich, ricostruzione dell’infanzia del cineasta e “racconto” con immagini di ciò che resta della cultura yiddish nel quartiere russo di Gerusalemme; Until the resurrection del russo Oleg Morozov, ffilm realizzato in dieci anni, crudo ritratto di una società di emarginati costituita da alcolizzati, prostitute e clochard nella periferia di Kaliningrad.

La sezione di approfondimento Rapporto confidenziale è interamente dedicata al trentanovenne regista danese Nicolas Winding Refn, poco conosciuto in Italia. Otto i film in programma, a partire dal primo, Pusher, del 1996, che negli Usa, Gran Bretagna e Scandinavia ebbe un grande successo di critica e di pubblico: nello stile caro allo Scorsese di Taxi driver, il film racconta la città di Copenhagen come fosse New York. La capitale della Danimarca risulta qui dura e cattiva, abitata da spacciatori e prostitute di strada e piccoli delinquenti di quartiere. In Bronson, invece, uscito nel 2008, Refn ricostruisce la vicenda del più pericoloso detenuto delle carceri britanniche, che si fa chiamare Charlie Bronson, proprio come il famoso attore.

Nell’ambito della rassegna Onde verranno proiettati 48 film tra lungo, medio e cortometraggi. Qui si propone una lettera “trasversale” del cinema “seguendo le correnti sotterranee della produzione mondiale”. Tra gli Omaggi in cartellone, quello al giovane filmaker belga Nicolas Provost, autore di corti “visionari” come Sospension e Papillon d’amour e al grande Ken Jacobs, esponente del cinema sperimentale americano (si vedranno undici suoi lavori, tra cui il 3D Anaglyph Tom e Ron Gonzales sculptor). Uno spazio è riservato anche ai Ga-Nime, straordinari cartoni nipponici prodotti dalla Toei per celebrare i suoi 50 anni di attività, tra pittura musica, letteratura, manga e video. La giornata di apertura di questa sezione prevede la prima mondiale di Saturn Returns, un film drammatico del giovane israeliano Lior Shamritz. Prima assoluta anche per Diario 1989 – Dancing in the Dark, di Yervant Gianikian e Angela Ricci Lucchi, uno “squarcio sulla memoria delle Feste dell’Unità nell’Emilia-Romangna di vent’anni fa” tra tortellini, comizi e serate danzanti. Il portoghese Pedro Costa presenta invece a Torino Ne change rien, stupendo film “ipnotico” in musica e nero sulla cantante Jeanne Balibar. Il 19 novembre, infine, verrà celebrato al festival l’Hitchcock day, attraverso la proposizione di due opere che riprendono, in modo del tutto personale, il cinema del grande maestro del brivido: si tratta di Double take del belga Johan Grimonprez, sul classico tema del “doppio” che si dipana sullo sfondo della Guerra Fredda e Un scurire malicieux celare son visage, della francese Christelle Lheureux, nella colonna sonora del quale rieccheggiano gli uccelli di uno dei film più famosi di Hitchcock.

Si chiama Italiana.Doc il concorso di lungometraggi inediti realizzati in pellicola o in video nel nostro Paese. Ogni proiezione sarà introdotta da documentari di circa tre minuti della serie Web Fromzero – Storie dalle tendopoli, mini-reportage sulla vita dei terremotati in Abruzzo. Il Premio per il vincitore, istituito in collaborazione con Persol, consiste in 10.000 euro mentre il Premio speciale della Giuria è di 5.000 euro. Tra i 14 candidati, da segnalare: Giallo a Milano di Sergio Basso, un tuffo senza rete in una delle Chinatown più grandi e vecchie d’Europa; Corde, di Marcello Sannino, parla invece della vita di Ciro Pariso, il boxeur napoletano ex campione d’Italia alle prese con la passione per lo sport, il desiderio di una stabilità affettiva e la necessità di guadagnarsi da vivere; Housing, di Federica Di Giacomo, affronta il tema della penuria di case a Bari: l’ultimo alloggio popolare qui è stato costruito 20 anni fa e oggi le oltre tremila famiglie in lista d’attesa sono costrette all’occupazione forzata di edifici lasciati incustoditi; in Magari le cose cambiano di Andrea Segre, l’attenzione è rivolta invece alla speculazione edilizia nel quartiere residenziale di Porta di Nona, a Roma. Altra tematica di attualità è quella trattata ne Il Vangelo secondo Maria, di Pietro Pasquetti dove viene raccontata la storia di una famiglia Rom sedentaria, aristocratica ed evangelista.

Ai cortometraggi italiani inediti il TFF dedica la sezione Italiana.Corti. Anche in questo caso verranno assegnati 10.000 euro al miglior film e, come Premio Speciale della Giuria, 5.000 euro in pellicola cinematografica. Nel Programma 1, spiccano, per tematica, Solo questo mare, di Rosella Schillacci, che tratta dei profughi africani sbarcati a Lampedusa e approdati a Torino, dove vivono in un edificio abbandonato, e Riviera 91, di Gabriele Di Munzio, che descrive la vita di un’anziana signora all’interno del suo appartamento. Anche nel Programma 2 c’è un corto, affettuoso e commovente, dedicato a una donna della terza età: Tommasina, la nonna dell’autore, Margherita Spampanato. Nel Programma 3 il tema della crisi di coppia viene raccontato in 23 minuti ne L’amore ci dividerà, di Federico Tocchella, in cui il messaggio è: la verità può far male quanto volersi bene se si confessano all’altro certi propri segreti.

Quale film ne ha suscitati altri o ha scatenato una vocazione alla settima arte? Quale debito il cinema di oggi paga a quello del passato? Il TFF ha chiesto a sei registi italiani di dire quale opera è stata fondamentale per la nascita della loro ispirazione e per la loro formazione culturale. Per la sezione Figli e amanti, ogni giorno (inizio alle ore 17,00), da lunedì 16 novembre a sabato 21, si alterneranno sul palco del Festival, accompagnati da un critico cinematografico, per presentare i “loro” film di riferimento e parlarne col pubblico: Paolo Sorrentino (che presenterà Roma di Federico Fellini, 1972), Gianni Zanasi (Effetto notte, di Francois Truffaut, 1973), Mario Martone (Ricordi della casa gialla di Joao Cesar Monteiro, 1989), Davide Ferrario (Il processo di Orson Welles, 1962), Matteo Garrone (Io la conoscevo bene, di Antonio Pietrangeli, 1965), Marco Bellocchio (Giuseppe Verdi di Carmine Gallone, 1938).

Spazio Torino è un concorso con i migliori cortometraggi di autori nati o residenti in Piemonte. Dieci i lavori in competizione per aggiudicarsi il Premio Chicca Richelmy (6.500 euro, di cui 4.000 in servizi di post-produzione per pellicola).

Questi, infine, gli altri riconoscimenti che verranno assegnati nel corso della manifestazione: Premio Cipputi al miglior film sul mondo del lavoro (5.000 euro); Premio Fipresci al miglior film della sezione Torino 27; Premio Invito alla Scuola Holden, per la miglior sceneggiatura di Torino 27; Premio del Pubblico Achille Valdata per il concorso Torino 27; Premio Avanti! consistente nella distribuzione delle opere premiate nelle sezioni cortometraggi e documentari italiani, nella rete dei cineforum e dei cineclub. Premio Ucca – venti città, distribuzione del documentario vincitore in almeno 20 città presso circoli e sale associate all’Ucca; Premio Maurizio Collino – Uno sguardo ai Giovani, al miglior film sui temi giovanili.

Ma il Festival comprende, come tradizione, anche retrospettive dedicate a grandi registi: quest’anno si potrà assistere a un’ampia selezione di lungometraggi, documentari e lavori televisivi realizzati dal giapponese Nagisa Oshima, e ai film più belli dell’americano Nicholas Ray, autore di capolavori come Gioventù bruciata, Neve rossa, Johnny Guitar e All’ombra del patibolo.

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