Gossip Girl quinta stagione: 24 episodi per stroncare un teen drama

Si è da poco conclusa la 5 stagione di Gossip Girl e, nonostante gli ascolti, si registra un calo qualitativo della serie soprattutto dal punto di vista della sceneggiatura

Si è da poco conclusa la 5 stagione di Gossip Girl e l’inevitabile sensazione è che se ne potesse fare a meno. I telespettatori amercani ed internazionali si sono fidelizzati al prodotto e forse, quindi, la delusione per l’ultima serie trasmessa non si esprime netta in termini numerici. Ma è evidente che gli sceneggiatori del teen drama di Josh Schwats non avevano più nulla da dire. È una tentazione a cui si cede spesso prolungare all’infinito i telefilm fino a “storpiarli” cambiargli carattere. Si fa fatica ad individuare un filo conduttore che trascini tutta la stagione. Sembra non esserci un progetto. La vita sentimentale di Blair, divenuta la protagonista dopo aver spintonato ai margini delle scene Serena, è l’aspetto più interessante ma è gestita molto male. Blair Waldorf notoriamente dal carattere deciso e le idee chiare oscilla da una relazione all’altra con svolte improvvise non supportate da un’ evoluzione del pensiero e del sentimento del personaggio. Louis, Chuck, Chuck, Louis, Dan e poi ancora Chuck. Sfugge allo spettatore il motivo della scelta. Il principe di Monaco, Louis, accomodante e innamoratissimo nel giro di una puntata diventa un orco cattivo. L’amore disperato per il giovane Bass viene spazzato via velocemente per seguire una fantomatica affinità elettiva con il “lonely boy” (Dan) che sembra andare a gonfie vele fino all’ultima puntata nella quale Blair torna da Chuck. Non si riesce però ad ottenere un piacevole effetto sorpresa. La stessa confusione si rintraccia nel giallo familiare dei Bass. L’incognita inizialmente investe la madre di Chuck per poi spostarsi sul padre e culminare in un colpo di scena degno di Beautifull : la resurrezione di Bart Bass. Sintomo inconfondibile che è il momento di chiudere e che tutti i possibli intrighi sono già stati sviluppati. Dispiace vedere i personaggi così snaturati. Serena è ridotta ad un anonimato inverosimile per la popolarità del personaggio. A non stupire, invece, ci pensano Nate inetto come al solito e Rufus perennemente sottomesso alla moglie Lilly. Nelle serie precedenti era affascinante, diverso dal target solito degli uomini di lei, ma dopo il matrimonio è stato completamente svilito, ridotto a maggiordomo d’ onore. La scena più ricorrente in cui compare , lo vede ritratto mente porge il cappotto alla moglie. Non mancano, fortunatamente , le altezzose perle di saggezza della Signorina Waldorf. Il suo essere sfrontatamente snob non riesce ad attirare antipatie. A rassicurare l’affezionato spettatore rimane un’incantevole New York di sottofondo. Il lusso più che mai fuori tempo dell’Upper Est Side proietta in una dimensione quasi onirica. Le vetrine piene di macaron colorati e armadi griffitassimi riescono nell’intento primario, svagare il pubblico così da perdonare alla serie dialoghi esili e una sceneggiatura azzardata.

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