- Scritto da Gianluca Grisolia
Desperate Housewives Stagione 8 - Recensione
Il finale delle Casalinghe Disperate non soddisfa gli spettatori, già vittime di una stagione sotto tono e fin troppo cupa
E anche il lungo viaggio delle Casalinghe Disperate giunge al temine. Dopo otto lunghi anni, le amiche di Wisteria Lane salutano il loro affezionato pubblico in un attesissimo episodio doppio che tira le fila della sottotrama principale e lascia spazio anche ad un po’ di compensazione post-apnea. Tuttavia, con una punta di rammarico, duole ammettere quanto poco il finale di serie si sia discostato dai toni modesti della stagione cui ha fatto da triste epilogo.
Intanto, la scelta di sfruttare la doppia puntata conclusiva risolvendo la questione del processo nella prima e le pendenze personali nell’altra è stata azzardata. Con quasi un’ora e mezza a disposizione per il finalone, sarebbe stato auspicabile aspettarsi una soluzione meno affrettata a tutta la sottotrama dell’accusa di omicidio di Bree. Si è invece optato per il salvifico e comodo escamotage del deus ex machina, che ha chiuso il caso con una sequenza inverosimile in cui l’intero procedimento legale e la decisione conclusiva del giudice sono stati ridotti a barzelletta, svaporando in pochi minuti la tensione inutilmente costruita fin dalla fine della settima stagione.
Un’altra dea ex machina compare poi nell’ultimissimo episodio. Si tratta di Katherine che, di ritorno dalla sua trasferta europea, racconta di aver fatto una montagna di soldi nel settore gastronomico e si mostra pronta a coinvolgere nel suo business una vecchia amica (non diremo quale, sebbene non sia poi così difficile arrivarci). La comparsa del suo personaggio, più che allietare i vecchi fan, li ha fatti quasi innervosire. Dopo aver annunciato – peraltro senza alcuna utilità per la trama – di essere tornata a preferire gli uomini (perché fare un passo indietro dopo averne fatti due avanti?), la signora Mayfair si presenta alle sue amiche vanitosa e sorridente più che mai, come se fosse del tutto ignara della morte di Mike (sua sincera ossessione) o delle disavventure legali di Bree.
Nonostante le buone intenzioni, anche il supercollante felice che gli sceneggiatori hanno utilizzato per rimettere insieme i cocci di ciò che era stato frantumato negli episodi precedenti sembra aver lasciato segni appiccicosi ed antiestetici. Tom e Lynette di nuovo insieme, Bree che fa pace con il bravo avvocato, la vedova Susan ormai nonna amorevole e serena, Gabrielle e Carlos ancora una volta ricchi e sulla cresta dell’onda. Tutti felici, tutti realizzati, ma solo una volta lasciata Fairview. Magari tutto questo era doveroso, ma arrivarci così, dopo una stagione in fondo deludente e prevedibile, rende questo finale fin troppo zuccheroso, indigesto e moralmente mortificante rispetto ai discorsi fatti nelle scorse settimane (che ne è dell’umiltà di Carlos? E dei discorsi di Lynette sul preferire l’amore al lavoro? Possibile poi che Porter si sia davvero tagliato fuori dalle sue responsabilità?).
In definitiva, un finale fin troppo convenzionale e moralista. Forse oggetto di troppe aspettative, è vero. Ma, più verosimilmente, anche il prodotto finale di una sceneggiatura che ha abbassato troppo la guardia proprio quando il pericolo maggiore era in più subdolo agguato.