- Scritto da Gianluca Grisolia
C'era una volta Stagione 1 - Recensione
Un finale aperto ma appagante conclude il primo anno del serial fiabesco targato ABC. In attesa di una nuova stagione ricca di sorprese
E così, l’incantesimo è finito. La maledizione della Regina cattiva si è infranta (non proprio a sorpresa) nel corso dell’ultimo episodio della stagione, chiamato beffardamente A land without magic. Le carte in tavola sono finalmente scoperte, ma i possibili sviluppi che si aprono in questo finale così smaccatamente aperto sono molteplici e interessanti. Ormai i personaggi, riacquisita la loro antica memoria, agiranno in maniera più consapevole e (c’è da scommetterci) organizzeranno una tremenda contromossa per farla pagare alla strega che li aveva costretti all’esilio. Ma per capire come si compierà il destino di Storybrooke, toccherà attendere qualche mese, fino all’inizio della già annunciata seconda stagione.
A conti fatti, il giudizio sulla serie è lo stesso che già si era azzardato a metà percorso: si tratta di un prodotto molto godibile, per tutta la famiglia e dagli sviluppi molto semplici, ma non per questo banale. Di certo, nonostante l’affinità stilistica con Lost basata sull’alternanza realtà/flashback, C’era una volta - al secolo, Once upon a time - non ha avuto la forza o la genialità necessari per imporsi da subito come il fenomeno seriale del (nuovo) decennio, né crediamo che lo possa (o voglia) diventare. La sua idea di fondo, per quanto simpatica e sfiziosa, ha allontanato fin da subito il pubblico più orientato all’action o ai serial iperrealisti, trovando terreno fertile soprattutto negli amanti del fantasy o del dramma sentimentale (grazie soprattutto alla storia d’amore tra una Biancaneve ed un Principe Azzurro in borghese).
Lasciando da parte la trama orizzontale, caratterizzata da una continuity precisa ma non asfissiante, i singoli episodi hanno regalato più di una sorpresa: molto belle soprattutto la puntata dedicata a Belle de La Bella e la bestia, quella incentrata sul Genio di Agrabah (che, alla fine del racconto, muterà la sua vera natura in maniera del tutto originale) e quella che spiega la sconosciuta origine del Grillo Parlante. Nel complesso, anche la caratterizzazione dei personaggi è stata portata avanti in maniera convincente. A fare la parte delle superstar, Sua Maestà e Tremotino, i due villain carismatici del telefilm, capaci di mostrare una incredibile arguzia manipolatoria senza trattenere qua e là degli inaspettati sprazzi di compassione e tristezza.
La seconda stagione avrà molte occasioni per alzare il tiro e rendere tutto più imprevedibile, date le nuove regole del gioco. Speriamo solo che il concept originale non si trasformi in “qualcosa di completamente diverso”. Perché, a meno che non siano i Monty Python a recitare questo mantra, di solito nell’universo seriale ciò non porta facilmente ad un lieto fine.