Il cinema dev'essere spettacolo, è questo che il pubblico vuole.
E per me lo spettacolo più bello è quello del mito.
Sergio Leone
Sergio Leone è uno dei più grandi autori del cinema mondiale. Non è una leggenda che va’ rispolverata al momento della celebrazione perché non ha bisogno d’essere indorato in un bagno d’ovazioni e di rumorosi osanna: è inscritto nella storia dello spaghetti western, rigenerazione del più classico western, apprezzato non solo in Italia.
La sua opera rivive, ma mai potremmo parlare di un riciclo irrispettoso, in un meccanismo di citazioni e contaminazioni disseminate nel grande cinema internazionale – da Kubrick a Tarantino - che a partire dagli anni ’70 ne ha fatto inestimabile tesoro.
Da un esordio variopinto (legato al genere dello sword and sandals – che non parodizza il cappa e spada nipponico cui pure più tardi richiamerà nella sua cinematografia), Leone è penetrato nel cinema e, con sole sette opere, d’indiscusso successo e di apprezzato valore artistico, ha saputo fondere nel classico film americano, che cantava il mito degli Americani eroici e virtuosi, pivot della tradizione cinematografica italiana: un realismo che insabbiava i fondali desertici, una negatività che oscurava gli eroi spesso al limite degli antieroi stessi, uno stile registico originale dal forte impatto visivo, un accompagnamento musicale incalzante e inconfondibile.
Un autore forse oggi poco apprezzato dagli addetti ai lavori e dai cinefili erranti cui abbiamo voluto rendere doverosissimo omaggio a vent’anni dalla scomparsa, a vent’anni dal passaggio dall’uomo al mito, che a lui piaceva nominare e di cui era già inconsapevole veicolo.
Leone “c’era una volta”, Leone c’è un’altra volta. Ancora.
La sua opera rivive, ma mai potremmo parlare di un riciclo irrispettoso, in un meccanismo di citazioni e contaminazioni disseminate nel grande cinema internazionale – da Kubrick a Tarantino - che a partire dagli anni ’70 ne ha fatto inestimabile tesoro.
Da un esordio variopinto (legato al genere dello sword and sandals – che non parodizza il cappa e spada nipponico cui pure più tardi richiamerà nella sua cinematografia), Leone è penetrato nel cinema e, con sole sette opere, d’indiscusso successo e di apprezzato valore artistico, ha saputo fondere nel classico film americano, che cantava il mito degli Americani eroici e virtuosi, pivot della tradizione cinematografica italiana: un realismo che insabbiava i fondali desertici, una negatività che oscurava gli eroi spesso al limite degli antieroi stessi, uno stile registico originale dal forte impatto visivo, un accompagnamento musicale incalzante e inconfondibile.
Un autore forse oggi poco apprezzato dagli addetti ai lavori e dai cinefili erranti cui abbiamo voluto rendere doverosissimo omaggio a vent’anni dalla scomparsa, a vent’anni dal passaggio dall’uomo al mito, che a lui piaceva nominare e di cui era già inconsapevole veicolo.
Leone “c’era una volta”, Leone c’è un’altra volta. Ancora.


