A Sweetwater, dove sta per arrivare il treno, approda una donna di New Orleans pensando di trovarvi il fresco marito e i suoi tre figli: li trova che sono tutti morti, uccisi dal sicario di un magnate delle ferrovie.Dopo l’acclamata trilogia del dollaro, che l’aveva reso noto in tutto il mondo, Sergio Leone alzò decisamente il tiro nel 1968 con questo western crepuscolare dalle dichiarate ambizioni di kolossal per la durata (2h45’), l’ambientazione (la Monument Valley di John Ford), la complessità della vicenda (quattro protagonisti e un quinto personaggio che influenza i destini di tutti loro) e l’ampio respiro finalmente “politico” della storia. Nonostante non sia del tutto a proprio agio con un soggetto più impegnativo dei precedenti (firmato anche da Dario Argento e Bernardo Bertolucci, del quale si nota la mano), il regista, aiutato dalla straordinaria colonna sonora, cavalca le emozioni puntando sui clichés e sulla parossistica dilatazione dei tempi e degli spazi; ne derivano alcune lungaggini ma anche momenti di grande cinema, come lo stillicidio dei primi dieci minuti. Leone si congeda dal genere che gli ha dato la gloria con una struggente veduta finale del selvaggio West, confermando la sua natura di “padre del western”: nel senso di genitore, di uno che ha voluto bene come pochi alle storie e ai personaggi che ha raccontato. Uscì nei cinema italiani il 21 dicembre 1968: come a dire che non ci sono più i film di Natale di una volta.


