Ruggine - La recensione della colonna sonora

Giovedì 13 Ottobre 2011 11:15 Scritto da  Sara Scheggia
Published in Soundtrack
Rumori, campionamenti, chitarre aride: la colonna sonora di 'Ruggine' ricrea le sensazioni di paura e ansia che si vivono nel film. Con il tocco di classe del “cantore” delle periferie industriali, Vasco Brondi.

Anche le chitarre fanno pensare alla ruggine e alla polvere. Le stesse che ci sono nel film. Questo per dire che il filo conduttore visivo che nel film si snoda dalle lamiere abbandonate ai bambini sporchi di giochi all'aperto, passando dalle loro sbucciature alle ginocchia, si sente anche in ogni brano. E' la colonna sonora del film Ruggine, diretto da Daniele Gaglianone e presentato all'ultima Mostra del Cinema di Venezia. Edita da RadioFandango,è stata composta da Evandro Fornasier, Walter Magri, Massimo Miride, musicisti che avevano già collaborato col regista di origini marchigiane, ma torinese d'azione, in precedenti opere come “Pietro”. E alle loro dieci tracce di commento sonoro, si aggiunge la canzone di Vasco Brondi, aka Le Luci della Centrale Elettrica, “Un campo lungo cinematografico”, usata sia per esteso che in una versione ritmica.

Musiche azzeccatissime, che scandiscono l'avanzare parallelo delle storie e accompagnano lo spettatore nello zig zag temporale, ben dosando il crescendo di ansia e malessere. Chitarre post rock che si fondono con l'impianto rumorista, fatto spesso di effetti, campionamenti di voci, suoni al synth accatastati e stridenti. E su cui si inserisce a pennello anche un'aria classica, come nel brano “Nascosto”, ritagliato sul personaggio del medico melomane, vera presenza inquietante durante tutto il film.

Inutile dire che non è  certo la soundtrack, ideale da ascoltarsi a casa o, peggio, in macchina: i continui echi, le sovrapposizioni di stili e i vortici di suoni, difficilmente riconoscibili come melodie, sono funzionali a ricreare sensazioni cupe e di preoccupazione. E creano anche un muro sonoro che nel film di Gaglianone si traduce nell'impossibilità per i protagonisti di dimenticare il passato. Unica canzone che può avere vita propria fuori dal film, quella del ferrarese Vasco Brondi, bravo nel cantare lo squallore delle periferie industriali e a tradurre in musica e parole i dolori dei giovani che le abitano. Oggi come ieri. La accompagna anche un video con il trailer del film.

Le musiche, tutte originali, sono state registrate e mixate a Torino, nello studio Mybosswas, e masterizzate a Napoli da Domenico De Luca. Nel pezzo de Le Luci della Centrali Elettrica troviamo anche Rachele Bastreghi dei Baustelle ai cori e il violinista Rodrigo d'Erasmo, che vanta collaborazioni con Nidi d'Arac, Bugo, Collettivo Angelo Mai e, dal 2008, Afterhours.

doppioschermo

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