Poche risultano essere attrici nel modo in cui lo è Meryl Streep. La versatilità che l'ha contraddistinta (e che continua a caratterizzarla) nell'evolversi della sua carriera, unita ad una personalità e ad uno stile del tutto particolari, la rendono una delle interpreti più singolari e fascinose di Hollywood, il tutto testimoniato, oltre che dal successo al botteghino e presso la critica dei suoi film, anche dal record di nominations ottenute negli anni: 15 per l'Oscar e 23 per il Golden Globe.Le indubbie qualità di questa attrice sono ben evidenziate dal dipanarsi dei suoi personaggi all'interno dei film che hanno segnato la sua carriera.Dopo gli studi di arte drammatica ed esperienze di successo sul palcoscenico teatrale e in televisione, Meryl esordisce sul grande schermo alla fine degli anni '70, più precisamente nel 1978, quando ottiene il primo importante ruolo drammatico nel secondo film di Michael Cimino, Il Cacciatore. Nella pluripremiata pellicola, Meryl interpreta Linda, la sensibile e giovane fidanzata della provincia americana che riceve la proposta di matrimonio dall' amico di infanzia il giorno prima della partenza di questi per il Vietnam, una promessa che, lei sa, si potrà compiere solo nel momento del ritorno a casa. Un ruolo che si accorda in pieno con la fisicità e l'età della giovane attrice, bionda, volto spigoloso dai lineamenti duri e insieme anche giovani e dolci, e che la rende già, in qualche modo un' icona, la rappresentazione, il prototipo delle giovani donne toccate dalla guerra, anche se indirettamente. Tutto, nel suo personaggio, appare naturale, ogni gesto, ogni vestito indossato, ogni modo di esprimersi, ogni battuta. Linda ci viene presentata così, una damigella di nozze che sogna lei stessa un matrimonio, come ogni ragazza della sua età, attaccata al proprio paese d'origine, che vuole vivere la propria vita nel luogo dove è nata, orgogliosa, anche quando le si presentano difficoltà. Linda è la giovane donna americana, che lavora al supermarket e che confeziona vestiti per il fidanzato in guerra nell'attesa che questi torni da lei per mantenere la promessa fattale; è un'adolescente che cresce con i propri sogni e che cambia, durante la narrazione, cresce, come crescono gli amici di infanzia che fanno esperienza della guerra. Durante l'evolversi della narrazione si comprende, sempre più chiaramente, che il personaggio di Linda è uno dei pilastri della pellicola, insieme a quello di Michael (Robert De Niro): si può dire che loro siano i veri sopravvissuti a tutto l'orrore del Vietnam, i paradigmi degli “alive”, “chi aspetta” e “chi torna”.
Già un ruolo di spessore, quindi per una giovanissima attrice al suo primo ruolo importante.
Replica, ancora l'anno successivo, fornendo due ottime prove, sia in Manhattan di W. Allen, in cui interpreta la vendicativa e crepuscolare Jill, sia, soprattutto, nel drammatico Kramer contro Kramer di R. Benton, con l'interpretazione, ancora differente dalle prime due esperienze, della moglie in attesa di divorzio, che le vale l'Oscar come miglior attrice non protagonista.Si nota subito il cambiamento, la notevole maturità del personaggio di Joanna rispetto alla Linda de Il Cacciatore: Meryl qui non è già più una ragazza di provincia che aspetta il suo amore ma una donna matura, che vive in una grande città e che ha già conosciuto il matrimonio, una figura disincantata che conosce già alcuni aspetti negativi della vita e che ci s confronta.Joanna non è protagonista della pellicola di Benton ma è il fulcro da cui prende il via tutta la narrazione, tutta la vicenda, è un personaggio comunque sempre presente, da cui non si può prescindere e che ben si affianca al Kramer/ Hoffman.
E' così, che alla seconda tappa significativa della carriera di Meryl Streep, a distanza di solo un anno, si può affiancare il secondo step della sua maturazione, per ciò che concerne la carriera, ma anche il districarsi del personaggio interpretato.
Sarà, però, il ruolo di Sophie ne La Scelta di Sophie di Pakula che, nel 1982 la consacrerà con l'Oscar come miglior attrice protagonista: nell'America del dopo guerra Meryl/ Sophie è la fragile sopravvissuta alla furia nazista, che ha ritrovato, grazie al proprio “salvatore” Kevin Kline, la salute, la voglia di vivere e l'amore.
Sophie è una donna che rivive spesso il proprio passato pre campo di concentramento e l'orrore di questo, rivedendolo quasi fosse a volte un sogno, a volte una terribile realtà ancora in corso.
E' un personaggio presentatoci in tutto il proprio carisma e in tutto il proprio fascino, senza che venga tralasciata, dall'interprete, alcuna importante sfaccettatura emozionale che possa inq ualche modo contraddistinguerlo.
Ed eccola cambiare di nuovo, nel 1985 con La mia Africa di S. Pollack e diventare Karen, la donna scrittrice degli anni '10, coraggiosa, esploratrice, messa a dura prova da un mondo poco conosciuto e così diverso da quello d'origine, da un matrimonio sbagliato, dalla malattia, ma ancora capace di amore, di avventura e soprattutto di passione: è questo un personaggio che non si arrende mai, che sa aspettare e che mostra tutto il proprio coraggio, una figura matura e spregiudicata, capace di andare contro ai dettami di un ruolo che la società le vorrebbe imporre.
Cambio di prospettiva si ha nel 1993 con La Casa degli Spiriti di B. August, in cui Meryl abbandona il personaggio femminile, per così dire, “terreno” e veste i panni di Clara, donna sì, in carne e ossa ma apparentemente così eterea, impalpabile e trasparente da sembrare appartenere a qualche mondo lontano e misterioso; una donna con un dono particolare, che non rimanda sicuramente più al paradigma della donna/ragazza americana lavoratrice, moglie e madre, ma alla fanciulla misteriosa dell'America latina, legata a tutto l'immaginario esotico ed esoterico che quella terra richiama.E' qui, che Meryl, dopo essere stata, attraverso i personaggi che hanno fatto la sua carriera, fanciulla di provincia, moglie, avventuriera, diviene donna magica, intermediaria tra la realtà, la famiglia e un mondo a tutti sconosciuto, di cui solo lei conosce i segreti e il codice di accesso.
Meryl ritorna alla realtà e alla figura della giovane moglie della provincia americana con I Ponti di Madison County, di C. Eastwood, 1995, in cui la protagonista Francesca, abituata alla vita come moglie e madre di famiglia, in un piccolo centro della comunità agraria americana, vive un incontro inaspettato, magico e importante con il fotografo Clint Eastwood, che la trascinerò di nuovo nell'onda di una passione che lei stessa credeva impossibile e ormai dimenticata con l'età.Per Francesca si realizza così un'avventura che molte donne vivono solo nel proprio immaginario, quasi fantastica, quasi impossibile, che sfida tutte le convenzioni sociali e, appunto per questo, destinata ad avere vita breve.
Francesca è la sposa di provincia matura, quella che sarebbe potuta diventare la Linda de Il Cacciatore, ma, mentre per la prima la guerra le ha portato l'amore, alla seconda l'ha, in qualche modo negato.
Dopo questa serie di ruoli legati al drammatico, Meryl, con la maturità sempre più confermata di un'attrice che ha espresso molto di sé stessa in questo ambito, comincia a cambiare direzione (come già anticipato ne La Morte ti Fa Bella, di R. Zemeckis, 1992) e veste i panni di Amanda in Il Diavolo veste Prada di D. Frenkel, del 2006.
Qui siamo davanti ad una Meryl completamente diversa da quella che abbiamo visto sino ad ora: il personaggio di Miranda, nonostante sia privo, a parer mio, della profondità e delle sfaccettature dei suoi antecedenti, è superbamente delineato, molto ben caratterizzato.
Per la terza volta dopo She Devil e La Morte ti Fa Bella, Meryl Streep torna a vestire i panni della “cattiva”, una sorta di Crudelia Demon dell'editoria, portatrice di uno stile e di una filosofia di vita ben precisi e che ben ci fanno scoprire il cinismo e la superficialità del mondo che viene descritto da film.
Quando guardiamo, in sintesi, alla figura e alla carriera di Meryl Streep rimaniamo sicuramente, in prima battuta, ammaliati e un po' intimoriti da questo “gigante” del cinema hollywoodiano, ma, subito dopo, se conosciamo meglio questa splendida interprete, attraverso la l'evoluzione delle sue eroine, dei personaggi che ha fatto propri, possiamo attivare quasi a conoscerla meglio e intravedere il suo percorso di crescita e maturazione, che, forse non ci si mostra solo nel suo divenire un'attrice sempre diversa e sempre più consapevole, ma anche una donna sempre più matura e completa.