Giovedì, 06 Agosto 2009 15:00

Il petroliere

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Paul Thomas Anderson arriva al quinto film e dirige il primo (speriamo non ultimo) capolavoro della sua carriera: Il Petroliere. Che fosse un regista particolare lo si era già capito dal contorto Ubriaco D’amore (2002) e dal complicato e bellissimo Magnolia del 1999. Con Il Petroliere lascia stare i tecnicismi delle precedenti sceneggiature e racconta una storia epica come non si vedevano da anni.

L’intreccio, come predetto, è molto semplice: un minatore texano (Daniel Day-Lewis, che con questo film vince, meritatamente, l’Oscar come miglior attore protagonista) scopre accidentalmente un giacimento di petrolio. Durante l’estrazione uno dei suoi minatori muore lasciando un figlio. Daniel Plainview, questo è il nome del protagonista, prende con sé l’orfano e comincia allora l’enorme scalata al successo e al predominio incontrastato dei giacimenti petroliferi da parte dello scaltro ex minatore.

Il predominio, oltre che un particolare rapporto di amore odio tra padre e figlio e la ricerca dell’espiazione, è il tema fondamentale del film, tema che, a mio parere, veniva evocato con maggiore intensità ed effetto dal titolo originale del monumentale film: There Will Be Blood. Per quanto la traduzione italiana sia effettivamente in linea con la trama del film (di un petroliere tratta d’altronde), questa purtroppo non evoca quel senso di epicità e grottesca grandezza che scaturisce un titolo così ridondante come There Will Be Blood. La cosa l'hanno capita anche gli addetti ai lavori, tanto che è stato commercializzato come Il Petroliere e poi ad inizio pellicola compare il titolo originale scritto in gotico (ancora più grottesco) e anche in chiusura, dopo che uno splendido finale (il migliore mai visto negli ultimi anni) lascia a bocca aperta lo spettatore che in quell'esatto momento capisce il significato esatto del titolo (originale) ed esce con un senso di maestosità dal cinema (o dal salotto, fate voi). Capisce che Daniel Plainview, pur di arrivare al suo scopo (la conquista dei giacimenti petroliferi) era pronto a tutto: che si tratti di spargere sangue suo, quello della sua famiglia, o quello di un prete esaltato (il bravissimo Paul Dano).

Notevole ed assolutamente anticommerciale l’inizio del film: venti minuti di proiezione privi di parole, dove i protagonisti assoluti sono i paesaggi rocciosi del west, la prima morte del film e, ovviamente, il petrolio.

Il regista stesso ha commentato il suo film definendolo un horror mascherato da western. Horror non perché ci siano scene splatter o spargimenti di sangue fini a se stessi, ma perché capirete dove può arrivare un uomo spinto all'inseguimento più sfrenato dei suoi valori, valori compromessi dalla società e dalla, chiamiamola così, misantropia. E cosa fa più paura di un uomo privo di remore?

Così quando Daniel Plainview dirà, nell'ultima scena, ho finito, e sullo schermo comparirà la scritta There Will Be Blood vi sentirete, in ordine: meravigliati, estasiati, sollevati e subito dopo coscienti di aver visto il più grande capolavoro cinematografico degli ultimi anni.

Letto 474 volte Ultima modifica il Giovedì, 17 Settembre 2009 22:43

doppioschermo

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