Miss Julie è un vero e proprio esperimento. Così l'ha definito il regista Michael Margotta, membro dell'Actor Studio.In effetti è un ibrido tra cinema e teatro, probabilmente nè l'uno nè l'altro, ma una forma ex-novo che sta a metà tra le due arti e che le comprende entrambe. Potremmo definirlo per quello che non è: non è una trasposizione cinematografica dell'opera di Strindberg Miss Julie del 1888, pur essendolo nel contenuto, infatti, nella forma si avvicina più a un dramma teatrale ripreso e riportato sul grande schermo.
L'esperimento è piuttosto audace, così rappresentata, nell'opera viene meno quel contatto diretto tra pubblico e attori, tra platea e palcoscenico, e allo stesso tempo viene privata dell'azione che caratterizza invece la cinematografia.
La scena è fissa, una sola, girata in cinque ore di fila e due volte nello stesso giorno in un'unica stanza e i dialoghi sono fedeli a quelli scritti per il teatro più di cent'anni fa dall'autore svedese, persino nel riprodurli con tanto fervore e empatia.
La pièce puntava a mettere in scena i sentimenti, le isterie, le crisi e le differenze contrastanti dei due protagonisti Jean e Miss Julie, e così accade anche nel film. Lui servo, lei contessina, durante la notte di mezz'estate scontreranno le loro esistenze fino a cambiarle e sconvolgerle per sempre, fino a fronteggiarsi, fino al tragico epilogo.
Ottima la performance (in inglese) dei due interpreti Marco Bonini e Olimpia Marmoross, e ammirevole l'intento di portare e diffondere la cultura del patrimonio teatrale anche al pubblico del cinema, con la speranza che il pubblico lo apprezzi.


