Lunedì, 23 Marzo 2009 10:33

Hunger

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E' stato definito "il fiore all'occhiello" di questa ottava edizione del RIFF e sembra non aver deluso le aspettative.

Hunger, del giovane artista visivo inglese Steve McQueen, dopo aver shockato Cannes, vincitore della Camera d'Or per la Miglior Opera Prima, arriva in Italia, e scuote anche noi.
E' la storia di Bobby Sands, attivista nordirlandese che aderì al PIRA e alla Brigata Belfast tra il 1972 e il 1976, gli anni dei tumulti e delle ribellioni. Arrestato nel 1977 e condannato a quattordici anni di reclusione, scontò la pena nell'infernale carcere di Long Kesh, ribattezzato dagli inglesi Maze. Fino al 1981, anno della sua morte. Nei quattro anni trascorsi nel Maze, Sands e i suoi compagni sopravvissero in condizioni disumane e le loro proteste per ottenere lo status di prigioniero politico da parte del governo inglese servirono solo ad incrementare la rabbia e l'odio da parte delle guardie carcerarie.

Il film mostra, con la stessa scansione lenta del tempo, e la stessa cruenta e trucida violenza, come trascorrevano per i detenuti i giorni di quei quattro anni: ogni diritto rinnegato, le torture subite, quindi lo sciopero delle coperte, quello dell'igiene e infine quello della fame. Bobby Sands, grazie alla sua passione, nonostante tutto riusciva comunque a scrivere articoli e poesie che poi venivano pubblicati da un giornale repubblicano, e fu nominato ufficiale comandate dei prigionieri dell'IRA a Long Kesh.

La pellicola è quasi senza alcun diaologo per la prima ora, fin quando Sands non riceve la visita del prete: ventidue minuti di dialogo sciolto, camera fissa sui due protagonisti, Bobby Sands annuncia che il primo Marzo inizierà lo sciopero della fame.

Morirà con grande sofferenza e grandissima tenacia sessantasei giorni dopo. E dopo di lui altri nove prigionieri che avevano seguito con la stessa forza lo stesso sciopero. Tutti per lo stesso sogno, lo stesso ideale, vedere un'Irlanda unica, unita, indipendente dal governo britannico.

Il regista, in un'intervista al Times, afferma che non vuole prendere posizioni politiche, ma che vuole solo raccontare la storia di un uomo che aveva segnato particolarmente la sua adolescenza.

Impressionante l'interpretazione di Sands da parte dell'attore irlandese Michael Fassbender che digiunò per due mesi per rappresentare il più realisticamente possibile il suo personaggio. Riuscendoci.

Bobby Sands divenne sicuramente un caso mediatico e diede voce e coraggio ai movimenti di protesta in quel periodo, ma tuttora, nello stesso paese c'è la stessa battaglia in corso, solo che già non fa più notizia.
Letto 299 volte Ultima modifica il Lunedì, 23 Marzo 2009 12:00
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