Desierto Sur di Shawn Garry non può restare "confinato" nel cinema indipendente. Deve abbattere quel famoso muro.La regista è una donna, e il film infatti ha un'impronta molto femminile, è intimista, e potrebbe essere descritto come un vestito: è delicato, ben fatto, ed è elegante nella sua semplicità.
Sofia è una ragazza di Barcellona (la capitale catalana è protagonista in questa edizione del RIFF) che parte all'avventura per il Cile. Deve andare in un posto chiamato Desierto Sur e spargere lì, al vento, tra la sabbia e il cielo, le ceneri di sua madre, questo era il suo ultimo desiderio, che aveva confidato scrivendo a un suo vecchio amante.
Tutto ha inizio quando, dopo la morte della madre, Sofia trova una lettera. La lettera era stata spedita in Cile, ma non aveva raggiunto il destinario ed era tornata indietro dal mittente, la madre di Sofia. E' così che scopre quest'ultimo desiderio.
L'avventura verso il deserto e l'uomo misterioso comprenderà di tutto: esperienze nuove, una nuova amica, un nuovo amore, meravigliosi luoghi sconosciuti da esplorare, ma anche paura, perdite, solitudine.
I dialoghi e la sceneggiatura non saranno dei più originali, ma basta il contesto, la vista di quei panorami mozzafiato, dalle dune alle scogliere a picco sul Pacifico, a farne di per sè uno spettacolo da ammirare.
Più che degna di nota anche l'interpretazione dei tre giovani protagonisti e compagni di viaggio, attori emergenti e alle prime performance nel cinema.
Nel complesso la pellicola (tra)scorre piacevolmente, e, come ogni viaggio, ha i suoi momenti gradevoli e quelli più spiacevoli, che però fanno crescere, ovunque così come nel viaggio della vita, perchè raggiungere la meta è solo il pretesto per partire.


