Appuntamento a ora insolita è il titolo del primo lungometraggio italiano proiettato al RIFF, di Stefano Coletta, ma è anche il titolo della poesia di Vittorio Sereni, e tutti e due sembrano domandarsi dov'è la vera rivoluzione, se c'è.È la storia di un gruppo di amici e delle loro famiglie, dei loro sentimenti, i loro desideri, le loro convinzioni, i successi e i tradimenti, messi a nudo durante una cena, come già accadde nel 1983 nel celebre Il grande freddo di Lawrence Kasdan. Anche qui i protagonisti sono reduci di quel '68 che li aveva visti paladini di quegli ideali e movimenti di massa che sembravano far vacillare i governi con quella convinzione tipicamente giovane di poter rivoluzionare la società, forse il mondo. E invece ci si accorge di "essere uguali a tutti quelli che sono venuti prima di te", ma non è una sconfitta, la conquista è già nell'averci creduto, nell'aver avuto un sogno e aver combattuto per esso, anche solo per il tempo di una stagione, di una vacanza: "È a questo che penso se qualcuno mi parla di rivoluzione", recitano i versi di Sereni.
"Più passa il tempo, più aumenta la confusione. Qualche cosa l'abbiamo persa, qualche cosa l'abbiamo guadagnata", afferma uno dei personaggi, si è perso lo spirito illusorio e il sapore vincente dei vent'anni, e, al loro posto, qualche insoddisfazione, un pò di amarezza per la disillusione e qualche recriminazione in più.
Il cast è tutto da seguire, gli interpreti sono: Antonio Catania, Maddalena Crippa, Karin Giegerich, Simona Nasi, Giulio Scarpati, Ricky Tognazzi e Beppe Fiorello.
Un film che sembra quasi un saggio sul nostro tempo, una raffinata analisi sul senso dei giorni passati, su ciò che resta delle nostre azioni, sulla felicità e sull'abitudine, e sulla differenza fra esse.
Il regista descrive così la sua storia: "un gruppo di amici che, buttato alle ortiche l'antico coraggio di sognare e progettare utopie, si ritrovano adagiati nell' acquiescenza al potere, o pronti a darsi gomitate nella corsa al denaro e al successo. Ogni tanto i ricordi di quell'età dell'innocenza riaffiorano, dentro queste mura abbandonate. Un film sulle trappole della vita, sul tempo perduto e mai più ritrovato, su ciò che poteva essere e non è stato, sulla visione del mondo sbiadita in una miopia egoista, incapace di andare oltre l'attimo fuggente".
Ma l'attimo è fuggente proprio per questo, l'estate della vita passa e ci lascia il ricordo di sè a scaldare le stagioni che verranno, senza vivere col rimorso di non averlo fermato.


