
Prima il lobbista del tabacco (Thank You for Smoking), poi l’adolescente incinta (Juno), ora il tagliatore di teste. Jason Reitman si diverte proprio con i ruoli socialmente censurati. “Mi piace umanizzare personaggi complicati”, spiega raccontando Up in the air (Tra le nuvole), con George Clooney che fa il lavoro sporco. Molto liberamente ispirato a un libro di Walter Kirn (lì non ci sono neanche i personaggi femminili, ricorsa George spiegando il suo ruolo), il film, che uscirà il 15 gennaio, è la storia di Ryan Bingham, un tagliatore di teste. La sua casa è il cielo sopra gli Stati Uniti, il suo compito è girare le aziende e “congedare” in maniera diplomatica ignari dipendenti in esubero. La tecnica è preconfezionata: dire loro che si apriranno migliori opportunità. Ma quanto savoir faire serve per essere presi sul serio in un momento inquieto come questo? E quanto per concedere anche la giusta dose di umanità? Tutta la maestria di un George in gran forma che riesce a imprimere al personaggio mille sfumature. Per fare il suo lavoro Ryan è sempre tra le nuvole, si è staccato da tutti e da tutto. La sua intenzione è proseguire con uno zaino vuoto: niente casa, niente legami, pochi ricordi. Fino a quando non incrocia il suo alter ego, l’apprendista Natalie (Amy Kendrick) e Alex (Vera Farminga), la donna capace di fargli cambiare idea. Inevitabile anche per uno come lui capire che tutti per volare abbiamo bisogno di un copilota. Una riflessione un po’ scontata, ma valorizzata dal finale non scontato della storia. Il testo è sapientemente scritto: alterna momenti di smaccata comicità a riflessioni semiserie sulla difficile situazione nelle aziende. E questo si deve tutto all’intuizione di Reitman di adattare il testo cavalcando il momento storico.



