Tratto dal romanzo “Push” della poetessa e musicista californiana Sapphire, Precious narra la storia di una giovane e obesa ragazza nera, a sedici anni incinta per la seconda volta di suo padre, costretta a vivere con una madre brutale nel diffamato quartiere di Harlem. Non sa né leggere né scrivere Clarisse Precious Jones, però le piacciono i numeri, la metematica. La scuola che frequenta con i sussidi statali la dichiara “diversa” e la affida a un programma di studi per persone con problemi che vivono ai margini della società. Ed è qui che, per la prima volta, Precious si accorgerà di esistere, imparerà a comunicare, a dare un nome alle cose, alle paure e ai sogni. Il secondo film di Lee Daniels, da vedere assolutamente in lingua originale, è un atroce atto d'accusa nei confronti
della società americana; dello stato assistenzialista che rigetta ai margini chi già vive in situazioni difficili, del sistema scolastico che aggira i problemi invece di risolverli, e persino della struttura economica che costringe i più poveri alla “dieta McDonald” con gravi ripercussioni fisiche. Ma è la famiglia ad essere mostrata come il nucleo sociale più abominevole: le persone che donano la vita sono anche le prime a toglierla; genitori che abusano, insultano, picchiano i propri figli, sono dei veri e propri mostri senza alibi. Il personaggio della madre, interpretato da una strepitosa Mo'nique, è ripugnante: odia la figlia perchè sessualmente preferita a lei dal suo uomo, che inizia ad abusare della bambina a soli 3 anni; pigra e vile, considera Clarisse come un puro accesso ai sussidi statali. Eppure Precious è qualcosa di più di un semplice atto d'accusa verso l'America; e questo grazie alla regia e agli attori. Dal canto suo Daniels opta infatti per uno stile originale, che amalgama dramma e musical: nelle scene più violente, nei momenti più umilianti, la realtà cede il posto alla fantasia della protagonista. A uno squallido appartamento nel quartiere nero cuore di New York si sostituiscono un palcoscenico o una passerella illuminati da forti luci, e tappeti rossi brillanti sui quali Clarisse vede se stessa sfilare e cantare, accompagnata sempre da un bellissimo ragazzo con cagnolino. In queste immagini, visivamente così diverse rispetto a quelle che mostrano la realtà, risiede la salvezza della protagonista e dello spettatore. Clarisse, nonostante tutto, ha imparato a sognare, e chi la guarda è perfettamente consapevole di ciò che in realtà avviene, però non distoglie lo sguardo. Quello che mostrano le immagini stride con ciò che racconta la storia, rendendo però così lo spettatore più vigile, più cosciente, più partecipe e ancor più dilaniato per il destino della sua protagonista. D'altro canto una strepitosa Gabourey ´Gabby´ Sidibe, qui all'esordio cinematografico, con i suoi toni bassi, i movimenti pacati e lo sguardo sempre fiero, regala allo spettatore la certezza di poter reggere il peso di una società sbagliata.
della società americana; dello stato assistenzialista che rigetta ai margini chi già vive in situazioni difficili, del sistema scolastico che aggira i problemi invece di risolverli, e persino della struttura economica che costringe i più poveri alla “dieta McDonald” con gravi ripercussioni fisiche. Ma è la famiglia ad essere mostrata come il nucleo sociale più abominevole: le persone che donano la vita sono anche le prime a toglierla; genitori che abusano, insultano, picchiano i propri figli, sono dei veri e propri mostri senza alibi. Il personaggio della madre, interpretato da una strepitosa Mo'nique, è ripugnante: odia la figlia perchè sessualmente preferita a lei dal suo uomo, che inizia ad abusare della bambina a soli 3 anni; pigra e vile, considera Clarisse come un puro accesso ai sussidi statali. Eppure Precious è qualcosa di più di un semplice atto d'accusa verso l'America; e questo grazie alla regia e agli attori. Dal canto suo Daniels opta infatti per uno stile originale, che amalgama dramma e musical: nelle scene più violente, nei momenti più umilianti, la realtà cede il posto alla fantasia della protagonista. A uno squallido appartamento nel quartiere nero cuore di New York si sostituiscono un palcoscenico o una passerella illuminati da forti luci, e tappeti rossi brillanti sui quali Clarisse vede se stessa sfilare e cantare, accompagnata sempre da un bellissimo ragazzo con cagnolino. In queste immagini, visivamente così diverse rispetto a quelle che mostrano la realtà, risiede la salvezza della protagonista e dello spettatore. Clarisse, nonostante tutto, ha imparato a sognare, e chi la guarda è perfettamente consapevole di ciò che in realtà avviene, però non distoglie lo sguardo. Quello che mostrano le immagini stride con ciò che racconta la storia, rendendo però così lo spettatore più vigile, più cosciente, più partecipe e ancor più dilaniato per il destino della sua protagonista. D'altro canto una strepitosa Gabourey ´Gabby´ Sidibe, qui all'esordio cinematografico, con i suoi toni bassi, i movimenti pacati e lo sguardo sempre fiero, regala allo spettatore la certezza di poter reggere il peso di una società sbagliata.Articoli dello stesso autore:
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