Un messaggio, bianco su nero, prima dell’inizio, ricorda come in un film sia impossibile prescindere dall'introduzione di una certa dose di finzione e rendere completamente la complessità di un uomo. Potrebbe sembrare una resa incondizionata da parte del regista, invece è la sua dichiarazione di intenti, quasi una sfida.L'uomo a cui si riferisce, è Jacques Mesrine, un criminale, “Il Criminale” per la Francia degli anni ’60 e’70. Nemico pubblico n.1 è ispirato alla sua autobiografia, scritta nel carcere de La Santè di Parigi, prima di evadere per l'ennesima volta. Il regista, Jean-François Richet (Assault on Precinct 13), ha spezzato la storia di Mesrine in due film autonomi e in questa prima parte ricostruisce l'inizio della sua carriera criminale.
Lo stile si rifà ai polizieschi americani anni '70, ma la pellicola non ricade nel genere del cinema d'azione. Infatti, per quanto sparatorie, fughe e inseguimenti non manchino, non c'è una goccia di sangue versata in più del necessario. Richet si serve delle azioni e degli atteggiamenti di Mesrine unicamente per restituire un ritratto di quest'uomo. Non gli perdona alcuna scelta, ma al tempo stesso evita di trattarlo come una semplice rappresentazione del male. Tratteggia con abili pennellate la società difficile in cui è maturata la violenza di Mesrine, ma non si sofferma con un atteggiamento sociologico nella sua analisi. Il fine ultimo, pienamente raggiunto, sembra quello di portare lo spettatore nella vita di quest'uomo inquieto, inquietante eppure, inevitabilmente, carismatico.
Ad aiutare Richet in questo compito impegnativo, un Vincent Cassel con qualche chilo in più e il suo abituale sguardo truce e supponente, perfetto per rendere il personaggio e capace con la propria forza espressiva di sorreggere quasi da solo l'intera pellicola. Lo accompagnano, Gérard Depardieu, decisamente credibile nel suo ruolo di vecchio malavitoso parigino e Cècile de France (Un po' per caso, un po' per desiderio e Mon Colonel), stupenda complice e amante.
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