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Mine vaganti

“Gli amori impossibili durano per sempre” , è difficile rendere credibili frasi di questo tipo, sentite e risentite attraverso secoli di racconti e rappresentazioni , ma Ilaria Occhini che nel film è la nonna del protagonista ,Tommaso (Riccardo Scamarcio), la capostipite della famiglia, una matriarca austera e tragica, ci riesce discretamente. Siamo nel punto in cui rivela il suo segreto, quando nel racconto trova conforto e giustificazione per una vita che è stata il frutto di una cruciale scelta difficile. Siamo ormai alla fine del film, quindi con ordine ripercorriamo la storia. Dunque Tommaso, un ragazzo vicino ai trenta, figlio più piccolo di Vincenzo (Ennio Fantastichini) e Stefania (Lunetta Savino) fratello di Antonio (Alessandro Preziosi) ed Elena (Bianca Nappi) nipote di Luciana(Elena Sofia Ricci), tutti insieme membri di un’ importante famiglia di Lecce, imprenditori, produttori di pasta. Ed ecco focalizzato il primo elemento tipicamente Ozptekiano : la coralità della rappresentazione nella Famiglia. E’ una famiglia del sud questa dei Cantone, accoglie quindi, quasi obbligatoriamente, tutta una serie di dinamiche che sono il risultato di una cultura rappresentativa di quei luoghi, la loro poesia, la genuinità, la tradizione, ma anche la piccolezza e la resistenza ad una certa apertura mentale. E’ essenziale ciò che dice la gente in città, il prestigio e l’integrità da mantenere, secondo criteri e metri di misura chiaramente anacronistici e limitanti. Mine vagantiCome rivelare in questo contesto allora, la propria Omosessualità? E’ un cruccio che inizialmente scopriamo in Tommaso, il quale arrivato da Roma, laureato in Lettere all’insaputa di tutti, che lo credono un brillante studente di economia, vuole liberarsi dalle menzogne di anni e confessare, in modo da essere legittimato a tornarsene dal suo Marco senza dover più affrontare il peso di una azienda di famiglia da far proseguire. Lo scoppio annunciato, l’improvvisa disintegrazione di vecchi equilibri non avviene però nel modo in cui ci aspettiamo, non sarà così facile per Tommaso rinnegare le proprie origini, si ritroverà di fronte ad uno spiazzante impedimento che però gli permetterà di soffermarsi, di conoscere davvero, di instaurare con la sua famiglia ed una nuova amica (Nicole Grimaudo) un legame reale. La rassicurazione di Ozpetek nelle sue tematiche ricorrenti : l’omosessualità, il gruppo, le tavolate, i dolci anche nel loro impiego estetico, un finale in cui le dimensioni temporali, la vita, la morte si riconciliano, si unisce all’elemento nuovo di una accentuazione dell’aspetto commedia (l’esilarante bizzarria della zia Silvana, i goffi tentativi di Vincenzo e Stefania di nascondere le vergogne di famiglia, il gruppo in incognito degli amici omosessuali di Tommaso). Si ride dunque, si ride della debolezza degli italiani, si ride dei loro limiti, ma a questo si unisce l’amaro di storie parallele di amori impossibili da affrontare a testa alta.
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