Lunedì, 06 Settembre 2010 14:40

Fratelli in erba - Recensione

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fratelli-in-erba-homeFratelli in erba è una commedia noir capace di affrontare con un certo grado di ironia un tema esistenziale tutt’altro che banale: Che cosa significa essere felici?
Il titolo originale Leaves of grass riprende quello di una poesia di Whitman (per altro citata e recitata anche nel film) e non sono pochi i riferimenti a pensatori classici e poeti più o meno moderni che si susseguono nel corso della narrazione. Il protagonista, Bill Kincaid, interpretato da Edward Norton (lo ricordiamo in film come American History X, Frida o L’incredibile Hulk), è infatti uno stimato professore di filosofia classica che da molto tempo ha rotto i ponti con l’Oklahoma, le sue radici e la famiglia, dedicandosi a tempo pieno al suo lavoro nel tentativo di trovare risposte a questioni esistenziali con le quali l’esperienza personale lo ha portato a confrontarsi più volte. Suo fratello gemello Brady Kincaid, interpretato dallo stesso Edward Norton, è invece rimasto in Oklahoma, dove si confronta con quesiti di natura molto più pratica, e una questione poco chiara legata alla produzione e distribuzione locale di droga che lo vede coinvolto, sarà il motivo per cui Brady obbligherà Bill a fare temporaneamente ritorno al sud.

Una serie di gag da commedia, equivoci e imbarazzanti situazioni fanno in modo che, nella storia, risate e scene di violenza si alternino, risultando queste ultime tanto più efficaci inquanto sorprendenti e inattese. Ci sono, certo, risvolti poco allegri ma non prevale mai la sensazione del dramma tantomeno si scade nel moralismo. Le citazioni dal mondo classico e dalla letteratura moderna diventano il “la” per suggerire con leggerezza riflessioni che riguardano tutti noi nel vivere quotidiano. In fin dei conti anche i grandi filosofi classici erano persone vive, come dice Bill all’inizio del film, “hanno pensato queste cose e le hanno trasformate in fatti della vita”, e il regista, Tim Blake Nelson, aggiunge: “con un po’ di fortuna [anche noi nel film] abbiamo fatto proprio questo”. La sceneggiatura è originale e scritta dallo stesso Blake Nelson non senza riferimenti autobiografici; vi si intrecciano argomenti legati alla politica “Ivy league” (le prestigiose università americane dell’Est) ma anche la comunità ebraica di Tulsa (città natale del regista, per altro di origini ebree), lo spaccio di stupefacenti e lo stereotipo del Sud degli Stati Uniti retrogrado e ignorante. Il tutto condito da un cast non indifferente, la magistrale fratelli-in-erbaSusan Sarandon (Thelma e Louise, The Client, Dead Man Walking) nei panni di Daisy, madre ex hippy e libertina, ora donna rassegnata; Richard Dreyfuss (American graffiti, Lo squalo, Goodbye Mr. Holland) che interpreta Pug Rothbaum, ricco ebreo fervente sostenitore della causa d’Israele finanziata dal traffico di droga, e poi Keri Russel (Bedtime stories, Mission impossibile III) Janet, donna intelligente e colta, Josh Pais (Jacknife, A beautiful Mind), odontoiatra attanagliato dai debiti, Melanie Lynskey (The Informant, Away we go), la giovane fidanzata di Brady e Pruitt Taylor Vince (Heavy, Assasini Nati) il poliziotto. Lo stesso Tim Blake Nelson, già sul grande schermo in film come American Violet, L’incredibile Hulk o Minority Report, interpreta qui anche Borgel, il fidato amico di Brady.

La ricerca di un equilibrio, tanto essenziale quanto illusorio ai fini del raggiungimento della felicità, insieme alle contraddizioni insite nel carattere dei personaggi della famiglia Kincaid costituiscono la base su cui si costruisce la vicenda: ne risulta una tragi-commedia ben calibrata, capace di ironizzare su questioni esistenziali, senza banalizzarne il significato.

doppioschermo

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