New York. In un bar del centro un ragazzo incontra una ragazza e si accorge che non è come tutte le altre, così il suo impenitente disimpegno emotivo si trasforma nel desiderio di una relazione stabile e monogama. Succede tutti i giorni a tutte le latitudini e in tutti i fusi orari, ma cosa succede se dopo sole sei settimane la relazione diventa un amore a distanza per via degli inconciliabili impegni professionali? E se la distanza è New York/San Francisco (stiamo parlando di sei ore d’aereo circa)?
Questa situazione colma di potenziali disastri, equivoci e momenti di tenerezza e travolgente passione è il soggetto della prima commedia di Nanette Burstein, già candidata all’Oscar per il documentario sul pugilato On the Ropes (1999). Ed è proprio seguendo la scuola del documentario che la regista americana decide di approcciarsi alla realizzazione del film Amore a Mille... Miglia: lascia agli attori lo spazio per improvvisare, si sforza di raccontare la storia e i personaggio con realismo e sfrutta la passione tra i due attori protagonisti, Drew Barrymore e Justin Long (rispettivamente Erin e Garrett nel film) che nella vita sono fidanzati, lasciando loro libertà d’azione sul set per rappresentare le scene idilliache delle prime settimane passate insieme. Proprio per questa ricerca di realismo a tutti i costi il film si è meritato la R dalla MPAA, che ne ha limitato la fruizione ad un pubblico adulto. Tra le motivazioni vi sono la presenza di scene erotiche (piuttosto soft a dire il vero), il consumo di droghe e, soprattutto, l’uso di un linguaggio estremamente esplicito: “Volevo dirigere
un film che fosse il più realistico possibile, anche a costo di sentire dire parolacce” dice la Burstein e, in effetti, è subito chiaro che non vi siano state molte remore e censure in questo senso. I dialoghi sono caratterizzati da allusioni sessuali e doppi sensi veramente spiazzanti e comunque un po’ oltre la soglia media di tolleranza; persino le gag più riuscite seguono la stessa falsariga. In questo i protagonisti sono degnamente appoggiati da alcuni personaggi secondari che sono macchiette fantasiose molto ben caratterizzate: la sorella di Erin, interpretata da Christina Applegate, una quarantenne con la fissa dell’igene, classica casalinga e madre di famiglia di provincia e, soprattutto, i due migliori amici di Garrett, Dan (Jason Sudeikis)e Box (Charlie Day) protagonisti di momenti esilaranti e pecorecci.
È palese che gli attori e i realizzatori del film si siano divertiti e, nonostante la sceneggiatura non brilli per originalità (svolte, momenti di caduta e lieto fine sono alquanto prevedibili e piazzati ad arte), il film funziona molto bene perché fotografa con intelligenza la situazione di tanti thirty-something divisi nell’eterna lotta tra amore e carriera. Seguendo un po’ la scia della serie Sex and The City la sceneggiatrice Geoff LaTulippe adopera realismo, spudoratezza e umorismo in una ricetta romantica, ma non appiccicosa: il mix ideale per divertire il pubblico maschile ed emozionare quello femminile (e anche viceversa).




