Una scatola di legno con un bottone rosso. Schiaccialo e qualcuno, uno sconosciuto, da qualche parte nel mondo, morirà. Schiaccialo e riceverai un milione di dollari (e siamo negli anni '70). Non lo schiacciare e nessuno morirà, almeno per oggi, perché domani quella scatola verrà consegnata a qualcun altro. Allora, cosa hai deciso?Lo spunto di questo film, preso da un racconto breve di Richard Matheson (Io sono leggenda), non è particolarmente nuovo. Quante delle storie che abbiamo letto o visto sul grande schermo riflettono sulla nostra capacità di agire in modo assolutamente egoista, soprattutto quando le conseguenze non ci toccano direttamente? The Box prende questo paradosso, lo semplifica, lo amplifica e lo ripropone attraverso la fantascienza.
Parlando di un film di Richard Kelly è impossibile sfuggire al confronto con Donnie Darko l’opera prima che nel 2001 gli ha permesso di ottenere (nonostante il fiasco al botteghino) una folta schiera di fan.
Donnie Darko è un film di fantascienza rivolto principalmente a un pubblico giovane. C’è un eroe sedicenne “strano”, una storia d’amore improbabile, un misto di fantascienza, thriller e misticismo, viaggi nel tempo, sequenze da videoclip... il ritmo è veloce e la trama abbastanza intricata da spingere a rivederlo più volte e discuterne con gli amici fino a farlo diventare un cult. Una pellicola perfetta per adolescenti e post-adolescenti.
Otto anni più tardi i cultori del regista americano saranno anche cresciuti e si staranno proiettando verso una maturità fatta di lavoro, matrimonio, figli, bollette da pagare, disillusioni... e cosa ci propone il buon Kelly? Due trentenni sposati con un figlio, qualche problema economico e la voglia di scappare da un futuro che sembra già completamente scritto; un dubbio esistenziale e le conseguenze inaspettate delle proprie scelte; il tutto patinato con un’ambientazione anni ‘70 e un ritmo lento da film riflessivo (per alcuni velleitariamente solenne).
Per completare l’opera, il regista non rinuncia ad apporre il proprio marchio di fabbrica attraverso diverse analogie piuttosto evidenti con il suo primo successo. Per citarne solo una: anche in The Box troviamo un testo che sembra scandire il film. In Donnie Darko erano le pagine dell’immaginario “Philosophy of time travel”, qui sono le citazioni esplicite e riferimenti impliciti a un testo reale: Huis close opera teatrale esistenzialista di Jean-Paul Sartre. Anche se la funzione di questi testi sembra relativamente diversa (nel primo erano indispensabili per dare un senso logico alla trama, nel secondo sembrano invece servire a delineare il significato più profondo della storia) in entrambi i casi le citazioni sono scelte e inserite in modo abbastanza criptico e non riescono particolarmente bene nell’intento chiarificatore.
Un altro fiasco per R. Kelly? Assolutamente no, The Box è un film sicuramente godibile per chi avesse voglia di tuffarsi in un’atmosfera sci-fi anni ‘70 ben ricostruita e aggiornata con effetti speciali odierni, arrovellarsi con dilemmi esistenziali e divertirsi a rintracciare le citazioni (dalla Bibbia a Sartre) evidenti e nascoste lungo tutta la pellicola. Però chi fosse alla ricerca di una storia più avvincente e ricca d’azione potrebbe facilmente annoiarsi, così come potrebbero rimanere delusi coloro che, dopo un esordio promettente (e una crisi da secondo film con Southland Tales) si aspettavano che nella sua terza opera Richard Kelly avesse raggiunto una compiuta maturità artistica.




