- Scritto da Massimiliano Coppola
- Pubblicato in Recensioni
- Letto 401 volte
- dimensione font riduci dimensione font aumenta la dimensione del font
- Stampa
Toy Story 3 - Recensione

Nel 1995 la Pixar, con Toy Story, mostrò al mondo le capacità espressive della computer graphic. Oggi, nel 2010, ‘Toy Story 3’ mostra la maturazione di quelle capacità.
Attraverso un numero impressionante di capolavori, ‘Monsters & Co., Wall-E, Gli Incredibili, Up, solo per citarne alcuni, la Pixar si è affermata come una delle poche case di produzione capace di emozionare continuamente il pubblico e convincere la critica. L’uscita di Toy Story 3 ha portato molti esponenti della stampa specializzata ad effettuare un parallelismo tra la saga di Toy Story e la storia stessa della compagnia Pixar. Sebbene questa chiave di lettura, che vede i giocattoli/film come mezzi attraverso cui esprimere un’immaginazione creativa al fine di divertire Andy (protagonista della saga che, in qualche modo, rappresenta gli spettatori), sia indubbiamente sensata, essa sembra essere un po’ riduttiva rispetto alla profondità del messaggio che Toy Story, soprattutto in questo terzo capitolo, vuole veicolare.
Già lo strabiliante incipit omaggia il disordine della mente creativa dei bambini che, pur di giustificare una linea narrativa fantastica, arriva a trasformare un salvadanaio suiniforme in un enorme astronave malvagia. Una volta il regista Silvano Agosti descrisse con orrore la condizione del bambino che a cinque anni viene strappato dalla sua libertà fatta di esplorazione, gioco, ricerca per essere “rinchiuso” in una scuola e “vincolato” al suo posto. Toy Story supplisce la mancanza di spazio fisico celebrando lo spazio mentale dei bambini, così tanto illimitato e meravigliosamente irrazionale da apparire quasi insensato per gli adulti. Ma cosa succede quando è lo stesso ragazzo a diventare adulto e a non essere più affascinato da quello strampalato mondo che popolava i suoi giochi? Cosa accade ai giocattoli quando diventano pezzi di memoria, baluardi di una fanciullezza che non trova più spazio nel mondo degli adulti? Toy Story 3 racconta questo passaggio generazionale dagli occhi dei giocattoli, condannati ad essere immutabili in un mondo che gli muta intorno.
La storia dei veterani John Lasseter , Andrew Stanton e Lee Unkrich, che qui è anche regista, sceneggiata da Michael Arndt, già sceneggiatore dell’ottimo Little Miss Sunshine, vede Woody, Buzz e tutti i vecchi amici impegnati in strampalate avventure che li porteranno ad esplorare nuovi luoghi e a conoscere nuovi amici e dispotici orsetti. Toy Story 3 riesce ad inserire in una narrazione leggera e divertente delle riflessioni sull’emancipazione, la lealtà e le basi su cui possono fondarsi regimi dittatoriali, il tutto senza mai dimenticare lo scopo primario del divertimento, se altri capolavori Pixar si erano forse allontanati da un pubblico fanciullesco, Toy Story 3conquista con i suoi colori sgargianti e con le sue simpatiche trovate, esilarante il Buzz spagnolo e seduttore. Il film è un capolavoro della tecnica di animazione computerizzata, soprattutto perché riesce ad utilizzare i più recenti effetti visivi tridimensionali senza mai perdere di vista l’emozione della narrazione. Da segnalare anche il meraviglioso corto che precede il film, ‘Day & Night’ di Teddy Newton, giovane promessa dell’animazione.
Nello struggente finale, che ci regala alcune delle scene più toccanti del film, Toy Story 3 ci ha portato alla memoria l’ultimo film del regista Peter Jackson Amabili resti poiché se può essere vero, come affermava Tyler Durden in Fight Club, che” le cose che possiedi finiscono col possederti”, Pixar e Peter Jackson sono molto più convincenti nel raccontare come le cose che possiedi, alla fine, possiedono una parte di ciò che si è, e che per sempre custodiranno una parte di ciò che si era al momento di possederle. In questo senso i giocattoli di Toy Story 3 sono degli amabili resti di quella fantastica immaginazione fanciullesca che ognuno di noi si è lasciato dietro e che, forse, andrebbe più spesso ricordata.