Lunedì, 05 Luglio 2010 13:13

Predators - Recensione

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predatorsImmaginate se… se foste scaraventati fuori da un aeroplano addormentati, se vi svegliaste all’improvviso durante la caduta nel vuoto, se il vostro paracadute ci mettesse un po’ ad aprirsi… immaginate se una volta atterrati in una misteriosa giungla, altre persone condividessero il vostro stesso trauma, e mentre iniziate a cercar di capire, qualcuno, nella giungla folta, iniziasse a spararvi contro, senza sapere come, dove perché e quando. Ci vorrebbe tutto il sangue freddo di chi alle pallottole e alla guerra è avvezzo, e allora… immaginate se insieme a voi, mercenario americano col volto di Adrien Brody,  uscisse fuori una squadra “della morte” composta da una soldatessa israeliana, un sicario della Yakuza, un membro di una gang di spacciatori sudamericani, un soldato scelto dell’esercito russo, un criminale che doveva esser giustiziato a San Quentin, un signore della guerra  africano e un semplice dottorino statunitense. Pensereste forse a Lost, causa giungla misteriosa, gruppo eterogeneo, dottori e killer, e su tutto, cadaveri decomposti ammassati e fatti a pezzi. Fortunatamente si scopre abbastanza presto che la giungla non è affatto terrestre, per quanto simile e con la stessa flora (piante velenose in primis), perché strani pianeti appaiono in cielo alla prima radura che il gruppo si trova davanti.  E in effetti il senso di disorientamento che provano questi omaccioni duri e puri che tentano di ammazzarsi a vicenda (nel dubbio, spara) lo proviamo anche noi spettatori, ma poiché noi, a differenza dei protagonisti, sappiamo di essere andati in una sala cinematografica a vedere un film sui Predators, ci aspettiamo da un momento all’altro figure invisibili che attentano alla vita dei protagonisti. La caccia è aperta, insomma. Senza la necessaria premessa, i nostri pensieri andrebbero immediati alle serie tv che ci hanno incollato ai televisori per anni nella speranza di riuscire a capire qualcosa della storia, ma a differenza di Lost qui ci troviamo di fronte a personaggi cliché, i cui cambiamenti sono repentini e ingiustificati, perché all’approfondimento delle emozioni che ci accompagna i primi minuti (straniamento, panico eccetera) dal momento in cui appaiono i mastini dei Predators, non abbiamo più spazio per pensare alla storia. Inseguimenti, colpi di scena facilmente prevedibili, il vero coupe de teatre lo abbiamo quando incontriamo il predators-postersopravvissuto del primo episodio, interpretato da quel Laurence Fishburne che, parlando per metafore, non fa altro che portarci alla mente Matrix, visto cha appare quando i Predators sono usciti allo scoperto, sappiamo di trovarci nel futuro e su un altro pianeta. Lentamente, ad ogni apparizione dei mostri (davvero magnifici, bestiali e cattivissimi, divisi in due gruppi, dove il Predator originale è vittima come gli umani della caccia spietata dei nuovi Predators, più grandi, belli e patinati –dreadlocks, gioielli, sono alti, lunghi e snelli) i componenti del gruppo muoiono chi per altruismo, chi per ingenuità, sempre bene, però,ovvero sbudellati, infilzati, esplosi… Il regista Nimrod Antal, pur non riuscendo del tutto come nella sua prova precedente (Trenta giorni di buio, i vampiri più cattivi del cinema), a tenerci in sospeso con la storia, presenta comunque tutto il repertorio di atrocità che ci aspetteremmo dai Predators. Forse è qui il punto. Da un regista simile, da una regia nascosta del produttore Robert Rodriguez, forse ci aspettavamo una prova diversa, più dissacrante almeno, invece i cliché si inanellano uno nell’altro, e se davvero un gran lavoro è stato fatto con gli effetti speciali, perfino la prova del bravo, intenso Adrien Brody finisce per diventare mediocre e scontata, forzato in un personaggio che non parla, grugnisce, e agisce. L’unico tema presente nella storia, ovvero la scelta fra il gruppo e l’individualismo, è diluito in frasi fatte e reazioni scontate, con una sola battuta che rimane, e non è nemmeno così magnifica, il “Sono vivo” che si stempera nella faccia di Morpheus/Noland, per poi riproporsi sotto al naso di Adrien Brody. “Robert (Rodriguez) e Nimrod (Antal) ritenevano che il nostro Predator classico fosse la versione in videocassetta e il nuovo Predator l’iPod” racconta il curatore degli effetti speciali Greg Nicotero. Benvenuti nel nuovo millennio, il contenuto è lo stesso, ma che magnifica estetica!

doppioschermo

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