Ancora inedito in Italia dove uscirà a fine aprile dopo essere stato rimandato dal 5 febbraio, Bright Star, ultima fatica di Jane Campion, si presenta agli Oscar con una nomination per i migliori costumi. Nonimation del resto meritata e comprensibile, perché il lavoro di Janet Patterson nel ricostruire gli abiti maschli e femminili del 1816 è molto accurato, minuzioso nei particolari di costumi che si mettevano a metà strada tra lo stile Impero e quello poi successivo dell'Ottocento. Ma sarebbe riduttivo considerare questo film solo come un'ennesima dimostrazione di quanto sono bravi gli anglosassoni a realizzare i cosiddetti period movies, vero oggetto di culto sia al cinema che in televisione in Gran Bretagna, e meno noti da noi dove comunque hanno estimatori anche molto attivi sul Web. Jane Campion ricostruisce gli ultimi anni di vita di John Keats, uno dei massimi esponenti del Romanticismo, morto prematuramente di tisi nel 1821, attraverso gli occhi di Fanny Brawne, sua vicina di casa e ultimo amore, nonché ispiratrice delle sue ultime composizioni. L'amore e la passione, carnale e intellettuale, sono due temi cari all'autrice: certo, non ci troviamo di fronte più ai tormenti musicali e ambientali di Lezioni di piano, ma la sua mano si riconosce, nella scena con le farfalle, simbolo di creazione e di libertà, e nelle passeggiate nei prati blu di lavanda, tra i momenti più lirici di un film molto parlato, specchio fedele di un mondo ormai lontano, con i suoi riti, i suoi drammi, le sue abitudini. Così come è tipica di Jane Campion l'attenzione, centrale, ai personaggi femminili: Keats e Brown sono in secondo piano rispetto a Fanny, musa dell'artista, ragazza comune ma nello stesso tempo straordinaria, non passionale come la Ada di Lezioni di piano o carismatica come la Isabel di Ritratto di signora ma capace di ispirare ad un artista le sue liriche migliori, di rendere l'amore e la vita arte. Importante anche il microcosmo al femminile intorno a Fanny, la madre, la governante, la sorellina minore.

Abbie Cornish, interprete di Fanny, volto interessante senza essere bellissima, ragazza normale ma capace di diventare eroina romantica, è uno dei punti di forza del film, insieme alla ricostruzione d'epoca, alla fotografia, alla scenografia ispirata a molti quadri e stampe dell'epoca, in una campagna che riecheggia Jane Austen ma anche altri fremiti e fermenti. Un film romantico sulla forza dell'amore e della creatività, sull'impossibilità e sull'ineluttabilità dei sentimenti, forse a tratti un po' ingessato ma ben fatto, che piacerà agli appassionati del genere o a chi comunque vuole seguire la carriera di un'artista che ha colpito con le sue prime opere come Jane Campion. Un Oscar ai costumi potrebbe essere meritato e chi ama evadere in tempo considerato più romantico, qui restituito in fondo in maniera fedele ma senza fronzoli, troverà di che appassionarsi alla storia di questa poco conosciuta musa di un poeta.