Martedì, 01 Giugno 2010 15:23

Copia conforme - Recensione

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Un'opera che confonde lo spettatore giocando sul tema della conformità all'originale e nascondendo i confini tra realtà e finzione





ll nuovo lavoro di Abbas Kiarostami è il classico film che, alla luce del suo finale, innesta più di un dubbio sulle chiavi di lettura adottate durante la prima visione. Occorre quindi riguardarlo, forse anche più di una volta, per poterne cogliere la complessità del gioco, linguistico e teorico. E già solo per questo, la tesi del protagonista James Miller circa l’importanza persino maggiore della copia rispetto all’originale sembra essere beffardamente confermata: le visioni successive alla prima, in quanto riproduzioni di quest’ultima, potrebbero essere addirittura più illuminanti o rivelatrici per lo spettatore più ispirato.


La Toscana che appare in Copia Conforme diventa una cartolina intellettuale, paesaggio anacronistico di un incontro/scontro verbale che parte come un bla bla movie e vira verso il melò. Immensi i due protagonisti, William Shimell Juliette Binoche, che reggono quasi da soli il peso di tutta la pellicola. Il loro è un gioco progressivamente sempre meno lieve, che si eleva ad allegoria inaspettata della banalità di ogni crisi sentimentale, della ricorrenza di meccanismi emotivi e dinamiche di coppia prevedibili anche laddove la consapevolezza e il cinismo della fascinazione culturale o artistica dovrebbero fornire armi di previsione e prevenzione di/da banali epiloghi amorosi consumati fra filosofia decadentista e recriminazioni domestiche.

 

Il nodo cruciale del film, tuttavia, non può che rimanere l’interpretazione stessa di questo gioco sofisticato. Che esso inizi subito, al primo incontro fra i due stranieri, non vi sono dubbi. Il problema è capire quando (e se) finisce nell’arco della giornata compressa. E, a quel punto, anche cercare di riempire i vuoti e ricostruire gli eventi di ogni ellissi temporale. Un po’ di perplessità e confusione dipendono anche dal doppiaggio nostrano, dato che il film è ambientato in Italia e non è facile capire quale sia la lingua reale parlata dai personaggi nelle varie situazioni o interazioni con gli altri – e con quale competenza, indizio non trascurabile del loro vissuto -.

 

In conclusione, un’opera molto interessante, pervasa fortemente dall’eco di molto cinema francese ma anche dalla suggestione del Linklater di Prima dell’alba e Prima del tramonto.



doppioschermo

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