Terzo film dell’anno distribuita dalla Iris film, ‘Sono Viva’ è il film dei fratelli Dino e Filippo Gentili, coppia del cinema già famosa per le sceneggiature di importanti fiction italiane. E’ il loro primo film, una pellicola che come ultimamente succede un po’ troppo spesso ha davvero faticato per uscire nelle sale. I soliti problemi amministrativi, i soliti finanziamenti che prima ci sono, poi, a cambio di governo, non ci sono più. Per fortuna la legge non puo’ esser retroattiva, ed ecco allora la pellicola sugli schermi, nonostante tutto e tutti. Il film puo’ essere definito un giallo, ma con un impianto da pièce teatrale, dove nessuno dei personaggi è mai risolto del tutto, e dove il caso viene sì risolto, ma forse, in fondo, non se ne sentiva poi tanto il bisogno. E’ la storia di Rocco, interpretato da Massimo De Santis, trentenne precario che sbarca il lunario “inventandosi” i modi per trovare i soldi, che una sera ha la possibilità di guadagnare mille euro in nero, grazie ad un suo amico che ha trovato il lavoro. Lavoro che consiste nel sorvegliare una villa al mare un po’ dismessa ma che conserva ancora le tracce dei fasti del passato, nella quale, in una delle stanze, è stato adagiato il cadavere della figlia del proprietario, morta per incidente, o malattia, o… è un giallo, vale la pena di vederlo per scoprirlo con il protagonista. Rocco dunque, invece di una notte da veglia funebre, dovrà affrontare una verità che lentamente, a passo d’uomo, verrà a galla. Dinamiche familiari non banali che eppure appartengono ad una diffusa normalità, tensioni non risolte, personaggi non definiti, il film si regge interamente sulla scrittura dei due autori, che, forti della loro esperienza pregressa, costruiscono bene la storia. I movimenti di macchina differenziati fra interni ed esterni aiutano a caratterizzare gli ambienti, che dialogano con il protagonista che non riesce a capacitarsi del loro disfacimento. Rocco è uno spirito sensibile, e lo
vediamo in ogni sua azione, in ogni suo pensiero, l’unico in grado di svelare i meccanismi che hanno portato Silvia, la ragazza, alla morte, e a renderle giustizia. Il film, come leggiamo nelle note di regia, racconta come una morta insegna a vivere ad un vivo. E il richiamo che la giovane Silvia, adagiata sul letto, illuminata di una verità celata, ha nei confronti di Rocco, riesce ad essere più forte della vita al di fuori della villa: neanche la barista Stefania, interpretata da Giovanna Mezzogiorno, riesce a distoglierlo dalla storia che si dipana. Film scarno, non banale, un bel momento di pausa dalle pellicole 3D che stanno prendendo piede e che perdono proprio l’atmosfera che un piccolo film come questo riesce a darci. Leggiamo nelle note di regia: “Il cinema italiano è come la società in cui vive: un mondo di talenti individuali che si muovono in un contesto di regole ambigue e insufficiente. I talenti sono i bravi attori, i tecnici, i capi reparto, eccellenze in cui non siamo secondi a nessuno. Le regole sono un contesto normativo che non sempre aiuta il cinema, un’industria storica del paese, a vivere e prosperare. Dopo che il film aveva ricevuto da una commissione ministeriale il riconoscimento di interesse nazionale culturale, ci è stato detto che dovevamo ripresentarlo in commissione partendo da zero. Ci siamo opposti, abbiamo fatto causa e abbiamo vinto. Il cinema da noi è anche questo, o forse soprattutto questo: passione e tenacia. E un pizzico di fortuna”.




