Giovedì, 27 Maggio 2010 21:57

Le quattro volte - Recensione

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la-capraPartecipa al Festival di Cannes 2010 nella sezione Quinzaines del Realizateurs Label Europa Cinemas e vince. Le Quattro volte di Michelangelo Frammartino è un “documentario lirico” pensato attraverso precisi motivi evocativi. Chiarisce l’intenzione il passato da video artista del regista milanese e la firma oltre che del lungometraggio Il dono del 2003, coprodotto da Rai Cinema, di diversi corti sperimentali ultra premiati. La Calabria è l’angolo di mondo scelto per rappresentare l’essenza quadrupla dell’uomo. Come indicato dalla scuola pitagorica, in noi risiedono quattro vite successive: il minerale, che è lo scheletro; la linfa (il sangue) che scorre, il nutrimento e il respiro ci rendono in più vegetali; siamo animali perché abbiamo la coscienza del mondo esterno; infine siamo uomini razionali che agiscono secondo volontà. La camera scruta gli ultimi giorni di un pastore di Caulonia Superiore, nella sua casa al confine tra il paese e le montagne, lo lascia nel momento della sua morte e si sofferma sulla nascita, in un ovile vicino, di un capretto bianco che da subito perirà le difficoltà dell’adattamento nei boschi. Ritroveremo qui un abete enorme e dominatoreil-pastore che sarà preda però, ancora una volta dell’uomo: durante il rituale pagano della Festa della Pita ad Alessandria del Carretto, l’albero altissimo viene issato e scalato da alcuni abitanti in segno di idolatria. L’intervento dell’uomo costituirà ancora, in fine, un nuovo passaggio: l’abete ripulito e falciato sarà materia prima nella creazione del carbone tramite il procedimento del pojat. Sul lavoro paziente dei carbonai un lungo piano sequenza spia la trasformazione dal vegetale al “quasi” minerale. L’intero percorso predilige la camera fissa, come un susseguirsi di quadri agganciati dal concetto portante, esalta un cinema dell’immagine da cui con discrezione cogliamo il confine tra cultura e natura.

doppioschermo

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