Tremate. Le ragazze sono tornate. Ancora una volta. Sei anni dopo la fine della serie tv al femminile più amata e due anni dopo il primo capitolo sul grande schermo. Diciamocelo, vista già la prima pellicola, a tratti imbarazzante, non è che entrando in sala ci aspettassimo grandi cose. Ma nemmeno quello che abbiamo visto e che, più che tremare, fa scuotere la testa. I 400 milioni di dollari incassati dal primo Sex and the City obbligavano a portare, ancora una volta, le quattro di New York al cinema. Un sequel che, dalle prime scene, promette bene con un flash back che mostra le ragazze come non le avevamo mai viste, appena conosciute negli anni '80 in versione “paninare” newyorkesi. Ma lo smalto, anzi lo “scintillio” per dirlo alla Carrie, si smarrisce subito. Dimenticate lo smalto e i glitter della serie tv, insomma. Nessuna geniale disavventura, niente imprevisti quotidiani da affrontare con la solita verve ed eleganza. Soltanto improbabili avventure delle quattro da far invidia al miglior cinepanettone nostrano.
Ritroviamo Carrie che ha finalmente sposato il suo Mr.Big, ha rinunciato al superattico, ha scritto un libro sul matrimonio e dopo due anni è già spenta. Una Sarah Jessica Parker sottotono come il suo personaggio noioso e senza stimoli. E se almeno nel primo capitolo ci pensava la simpatica Louise (il premio Oscar Jennifer Hudson) a riportarla in vita, qui Carrie, difficile da credere, si annoia ed è noiosa. Poi c'è Charlotte (Kristin Davis) alle prese con le sue due bellissime bambine, viziate e frignati, che le portano più stress e preoccupazioni del previsto. La solita Miranda (Cynthia Nixon) sempre ossessionata dal lavoro e vittima del suo capo maschilista. E
infine Samantha (Kim Cattrall) in menopausa, ma sempre malata di sesso e carica di ormoni. Se già la trama vi sembra banale, però, non avete ancora visto nulla. A questo si aggiunge il kitsch che è già evidente nelle prime scene: un matrimonio gay che, sulle prime, fa ancora sorridere. Il resto è poco umorismo, che sfocia in demenzialità, niente genialità ma un'accozzaglia di luoghi comuni senza un montaggio degno di questo nome. Un inno al consumismo sfrenato, al lusso senza limiti, un mega spot di Abu Dhabi che ha, come unica conseguenza, la voglia di farci partire con il jet dello sceicco. Certo l'amore e il voler mostrare griffe e abiti costosi è sempre stata una caratteristica della serie, che ci piace anche per questo, ma lì' c'era un'ironia che qui nemmeno si intravede. Il tutto in 145 inspiegabili minuti, svenduti alla risata facile, di pochissima City e tanto Sex ostentato in maniera esagerata e a tratti volgare. Alla fine, ci si chiede: la trama, la sostanza, dove sta? Non c'è. Dalla sfilata di moda sulle sabbie del deserto ad alcune uscite di Samantha nulla sembra avere un senso, con la banalità sempre dietro l'angolo anche quando si prova ad affrontare temi “seri”. Così le donne costrette a nascondersi di Abu Dhabi si scontrano con l'ostentazione di Samantha. Perché quello che presumibilmente è il “nuovo” Medio Oriente tanto nuovo non è e vede ancora la donna come puro oggetto. E se la “rivolta” di Samantha è divertente, è anche terribilmente banale. Per nulla romantico, poco divertente, per nulla brillante, con alcuni camei (Liza-Minnelli, Miley Cyruse Penelope Cruz), altrettanto inspiegabili. Quello che sul piccolo schermo ha rappresentato per anni l’universo femminile, un fenomeno di costume, una rivoluzione, in sala diventa un enorme gag
poco esilarante, molto commerciale e poco trasgressiva.
Fortuna che, in questo caso, una consolazione c'è. Con divano e plasma a portata di mano, magari sorseggiando un Cosmopolitan, possiamo gustarci la serie, quella delle nostre vere “ragazze”. Quelle che fanno sesso e ne parlano da vere donne della “City”, prima single, poi innamorate, tradite, di nuovo amate e poi sposate. Brillanti ed estreme quando serve. Questo è Sex and the City. Le due pellicole sono decisamente un'altra storia, di quelle da non ripetere.




