Domenica, 23 Maggio 2010 09:56

La papessa - Recensione

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la-papessaDa secoli la Chiesa si interroga e allo stesso tempo nega l’esistenza di una donna che ingannò tutti e riuscì a diventare Papa tra l’853 e l’855 d.C. Tuttavia la figura della Papessa Johanna è riuscita ad arrivare fino a noi e il film di Sönke Wortmann, tratto dal romanzo di Donna Woolfolk Cross, rappresenta il potere che questo personaggio ancora esercita ai giorni nostri.

Il film racconta la vita della Papessa, che è interpretata da tre attrici diverse: la piccola Tigerlily Hutchinson, Lotte Flack che è la Johanna adolescente che fugge dalle vessazioni del padre violento e la magnifica Johanna Wokalek che ci regala una splendida interpretazione capace di trasmettere, con il solo sguardo, un mondo di emozioni e sentimenti che tormentano Johanna durante sua difficile esistenza. E in particolare riesce a far comprendere allo spettatore la forte contraddizione che le lacera l’animo: l’amore per Dio e quello che invece prova, ricambiata, per Gerold (David Wenham), che l’ha cresciuta in casa sua come una figlia.

Notevoli le ricostruzioni storiche del IX secolo delle ambientazioni. Il villaggio che diede i natali a Johanna, figlia indesiderata del prete della piccola comunità, il monastero benedettino di Fulda dove ha studiato fingendosi uomo, fino ad arrivare a Roma.

Una città molto diversa da quella che siamo abituati a vedere nei film, senza troppi fasti, marmi e ori all’esterno, per poi ostentare negli appartamenti papali, lussuosi e carichi di oggetti preziosi, e nelle vesti dei cardinali, estremamente sgargianti e sfarzose, una ricchezza in estremo contrasto con gli insegnamenti della Chiesa, che predica la povertà e la rinuncia.

A Roma Johanna, conosciuta come Johannes Anglicus, frate benedettino esperto in medicamenti, entra nelle grazie del pontefice Sergiusla-papessa-home (John Goodman) e arriva perfino a prenderne il posto, dopo la sua morte, pur non potendo dimenticare di essere una donna, e per di più innamorata di Gerold.

Il film di Wortmann punta molto sulla condizione delle donne dell’epoca, condannate a non poter imparare né a leggere né a scrivere, relegate al solo ruolo di madri rinchiuse tra le quattro mura domestiche. Estromesse del tutto dalla vita politica, religiosa e sociale delle comunità e alla mercé degli uomini: tutori, padri, mariti e aguzzini.

Purtroppo però il limite de La Papessa risiede nell’incapacità di andare oltre la superficie, mostra senza preoccuparsi troppo di arrivare al cuore. I personaggi, se si esclude Johanna, sono soltanto abbozzati. Anche l’amore tra Johanna e Gerold non riesce a convincere lo spettatore, perché appena accennato e poco sviluppato.

Tra le smentite della Chiesa e le fonti che attestano l’esistenza di una donna pontefice, La Papessa fatica ad affermarsi nella storia … del cinema.

 

 

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