Venerdì, 07 Maggio 2010 17:29

Puzzole alla riscossa - Recensione

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Più che fuorviante, il titolo italiano di questa commediola ambientalista è per lo più parziale. In realtà, le puzzole sono solo una delle categorie di animali che fanno parte di questo ampio complotto boschivo capitanato dal machiavellico procione, improbabile nemesi del protagonista. Prevedibile ed ingenuo come le più modeste produzioni disneyane – sebbene prodotto da Eagle Pictures -, il film si lascia guardare soprattutto per le facce bizzarre del bravo Brendan Fraser, esilarante nel rendere la crescente paranoia verso l’imprevedibilità dispettosa della fauna locale. Inoltre, limitato l’uso del 3D alle espressioni facciali e a poche scene più dinamiche, anche l’idea di caratterizzare i molesti animali semplicemente con mosse e sguardi reali (o di farli comunicare tra loro con nuvolette da fumetto) risulta vincente e restituisce un sapore quasi artigianale che non è più tanto facile trovare nei film per bambini.

La trama è di una linearità davvero imbarazzante, e la storia vista e rivista. Non mancano tuttavia momenti esilaranti: la citazione in balloon di Braveheart in fase bellica da parte del risoluto stratega procione; la reazione incredula del protagonista di fronte alle macchie di Rorschach a forma di animale, o alla vista della sua auto guidata dai “pelosi” nemici (il titolo originale si tradurrebbe proprio con un più adeguato Vendetta pelosa); la faccia gonfia e sformata dello sventurato dopo lo sfogo assassino di uno sciame di api. Poco divertente invece la figura del vezzoso speculatore cinese o della sua bionda assistente, e decisamente lontano dal gusto dei bambini il ranger ultraconservatore e militarista perennemente sospettoso delle persone sbagliate. Il bello di questo gioco rimane sempre la guerra psicologica fra Dan Sanders e i suoi insospettabili persecutori, impegnati dopotutto solo nella salvaguardia delle proprie case e del proprio ambiente e – quindi – mai considerabili come i veri “cattivi” della storia.

Tutto finisce in farsa, ovviamente, come nella migliore tradizione di questo tipo di film, e il lieto fine è garantito a vita. Ma qualche zaffata acida – e magari un pelo satirica – non avrebbe guastato poi tanto, né scandalizzato i (sempre più smaliziati) bambini del nuovo decennio.

Pazienza.

doppioschermo

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