Lunedì, 03 Maggio 2010 20:01

Draquila - L'Italia che trema - Recensione

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draquila-homeL’insofferenza. La commozione per una tragedia così vicina. Infine l’impotenza verso l’inesorabile. Tutti questi sentimenti che accomunano il pubblico di Draquila – L’Italia che trema piomberanno sulla Croisette di Cannes (dove verrà presentato come proiezione speciale il 13 maggio), appena dopo l’uscita in Italia il 7 maggio in 100 copie. Una nuova bomba al napalm, dopo gli scandali dell’estate scorsa, sull’immagine internazionale del premier italiano, Silvio Berlusconi.

Sabina Guzzanti, fieramente antiberlusconiana sin dagli esordi, ha abbandonato (quasi) del tutto i toni della satira e il doppiopetto, scegliendo per il suo quarto lungometraggio, che ha scritto, diretto e prodotto, un linguaggio simile a quello dell’inchiesta giornalistica, usato con grande successo dal premio Oscar Michael Moore, mettendo insieme documenti, audio delle intercettazioni e interviste, ma lasciando un po’ di posto anche ai sorrisi amari e alle emozioni. L’ingenuità di chi ha interpretato come un regalo di Berlusconi l’arredamento del progetto C.a.s.e., la tristezza degli anziani lasciati ad annoiarsi negli alberghi della costa, la rabbia rispetto al mancato allarme, la frustrazione per un’opposizione affidata al malcontento degli auto-organizzati.

Draquila picchia duro nel sostenere quale manna dal cielo sia stata per la popolarità del presidente del Consiglio la sciagura del terremoto abruzzese: “Era appena cominciata la primavera nella bella Penisola e per Silvio Berlusconi era una giornata di merda, come tante altre”, parte così la sua ricostruzione, dopo una rapida ricognizione tra le macerie del centro storico dell’Aquila assieme al sindaco Massimo Cialente. I sondaggi la primavera scorsa, ricorda Guzzanti, davano il capo del governo “in caduta libera e così quando alle 3.32 del 6 aprile 2009 il terremoto sveglia persino gli abitanti della casa del Grande Fratello e quando si scopre che un’intera città è stata annientata per Silvio Berlusconi è come se Dio gli avesse porto un’altra volta la mano”. Poter gestire il disastro – è la tesi - con soluzioni rapide, e veicolando (attraverso i resoconti dei media) il messaggio che non ci fosse alternativa a quanto messo in atto, è stata una maniera come un’altra per rinverdire l’idea del “governo del fare”.009

Cifre alla mano, Guzzanti sottolinea come questo sia stato fatto a spese della comunità, oltre che in deroga alla legge ordinaria. Che il risparmio non è stato preso in considerazione, scegliendo subito l’ipotesi più dispendiosa delle new town, facendo valere in questo l’esperienza del Berlusconi-costruttore. Chi poteva riuscire velocemente nell’impresa se non l’uomo che sull’operosità ha costruito la sua credibilità, Guido Bertolaso. Il “braccio armato del governo”, come capo della Protezione Civile, struttura che gestisce le emergenze e, dopo piccoli aggiunte normative nel 2001, anche i grandi eventi (35, compresi beatificazioni, visite papali e appuntamenti sportivi). Il film ne enfatizza la struttura paramilitare, così come militaresca appare la gestione dei campi allestiti per i terremotati. Chiusi con i primi freddi .

Guzzanti ricostruisce anche la parabola del sottosegretario Bertolaso, dall’emergenza rifiuti a Napoli, passando per la candidatura a ministro quale riconoscimento per la sua attività svolta, fino all’inchiesta di Firenze sugli appalti e alla conseguente archiviazione della sua proposta di Protezione Civile Spa. Tutti fatti bene noti della storia recente, in una ricostruzione che non aggiungerà conoscenza ai più attenti alle vicende del Paese. A parte alcuni particolari grotteschi come il divieto di assumere caffeina nei campi dei terremotati.

Draquila non è solo una collage di fatti. E’ un film sull’amore per il Paese. “Mille volte mi sono commossa mentre scrivevo – dice l’autrice che non ha presentato il film, in attesa di Cannes, ma lo ha corredato con un messaggio – e sta succedendo anche adesso. Non so se c’è ancora qualcosa da fare. Vorrei che chi guarda il film riflettesse su cosa abbiamo scambiato in cambio di cosa”.

doppioschermo

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