Curioso come uno dei film più belli di Edoardo Winspeare si chiamasse Il miracolo, visto che sarebbe stato un sottotitolo perfetto per questo bellissimo film documentario incentrato sulla scuola materna Celio Azzurro di Roma. Per girarlo, il regista ha seguito per un anno intero (quattro stagioni, come suggerisce la struttura del film) l’attività dei maestri di questo centro interculturale dove bambini di nazionalità diverse vengono educati al rispetto e all’uguaglianza con risultati di complicità quasi fiabeschi. Il film non presenta mai delle interviste dirette, ma spiando il lavoro degli insegnanti, i colloqui con i genitori e i dialoghi con (e de) i piccoli, riesce a restituire un quadro impressionante di come dovrebbe svilupparsi una didattica prescolare ideale in una società multietnica come quella contemporanea. Tuttavia la pellicola evidenzia anche le continue difficoltà economiche che realtà come quella del Celio sono costrette a vivere in un Paese sempre meno attento all’istruzione e di certo – soprattutto negli ultimi tempi – assai poco orientato alla vera integrazione razziale o alla semplice difesa della dignità degli immigrati.
Attraverso giochi, racconti, piccole performance teatrali, gite e campi scuola, i piccoli del Celio sviluppano dei legami fortissimi che travalicano realmente i singoli confini culturali senza che alcuno si senta mai privato della propria identità. Al contrario: anche i bimbi che arrivano senza conoscere bene la lingua vengono da subito aiutati ad integrarsi e ad apprendere l’italiano, e mai questa iniziale difficoltà linguistica viene vissuta come una reale barriera comunicativa o un elemento di distanza dagli altri compagni.
Lodevoli sono inoltre la dedizione e il costante ausilio dei genitori, che spesso intervengono attivamente ed economicamente per far fronte alle esigenze organizzative, alle migliorie, e finanche alle ristrutturazioni di questo piccolo paradiso (le cui sovvenzioni economiche si rivelano sempre più insufficienti, a dispetto della evidente qualità didattica e culturale che la scuola offre).
Oltre a delle musiche di accompagnamento molto belle, ad un tocco leggero nel raccontare la quotidianit
à del Celio Azzurro e ad un montaggio riuscitissimo, Winspeare adopera un artificio bellissimo per ciascun maestro che compare nel film: una veloce carrellata fotografica a ritroso di ognuno di essi (dalle immagini più recenti fino a quelle dove erano ancora in fasce). Come a dire che la chiave per assolvere al meglio il compito dell’educatore è la regressione, la riscoperta del bambino che è – ancora – in noi.
Un film splendido. Sperando che possa diventare un piccolo caso, come accadde in Francia coi bellissimi Essere o avere di Nicolas Philibert e La classe di di Laurent Cantet. Anche se, considerando la sostanziale differenza di nazionalità del pubblico, sarebbe più verosimile mantenere basse le aspettative.




