Giovedì, 29 Aprile 2010 10:59

Matrimoni e altri disastri - Recensione

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matrimoni-e-altri-disastriIncaricata suo malgrado di occuparsi del matrimonio della sorella, Nanà (Margherita Buy), libraia fiorentina di ascendenza borghese ma con un nutrito gruppo di amici sinistroidi e snob, deve fare i conti con un cognato villano e indisponente: Alessandro (Fabio Volo). Non sa però, la dolce Nanà, che questo è solo l’inizio di una serie di vicissitudini che la porteranno a far luce sulla sua ingombrante famiglia.

Commedia partorita da Nina Di Majo e co-sceneggiata insieme a Francesco Bruni (La prima cosa bella), Amori e altri disastri mette in scena il classico quadretto familiare di nevrosi, invidie, ripicche, fratelli –coltelli (all’occorrenza sorelle non armate di padelle, ma bensì di Chanel n°5), crisi, perdoni e prevedibili rivelazioni a cui tanto cinema nostrano ci ha ormai assuefatto.

Certo, questa è la pasta di cui sono fatti tanti grandi drammi e ben altre riuscite commedie.

E infatti quello che si può imputare come grave mancanza (come se lo spauracchio del fatidico sì sull’altare bastasse da solo ad attirare orde di spettatori particolarmente ansiosi di esorcizzare le proprie paure davanti al grande schermo e autoalimentasse per chissà quale sventurata credenza, l’obbligo della risata, della gag- malriuscita- a tutti i costi) è la pressocché totale assenza di originalità nello sviluppo del soggetto e dei caratteri.

Piatti sono all’inizio e piatti rimangono fino alla fine i personaggi di questa commedia dagli esiti fin troppo prevedibili, in cui ciascuno svolge il proprio ruolo di macchietta in un microcosmo dalle tinte color pastello, senza un briciolo di cattiveria (possibile che siano tutti così buoni e pentiti?) e di ironia (e autoironia); requisiti indispensabili per un genere che dovrebbe farci ridere e sorridere di noi stessi, delle nostre paure, delle nostre ansie e ossessioni, esortandoci a riflettere e a maturare una consapevolezza maggiore del nostro mondo e di quanto ci circonda.

Con un omaggio voluto e fortemente telegrafato (il gatto di casa ci viene presentato come Marcel, giusto per cmatrimoni-e-altri-disastri2apire che aria tira) la protagonista viene soprannominata Nanà. Diversamente dall’eroina dell’omonimo romanzo la Nanà di Margherita Buy (che, diciamolo, fa il possibile per renderla un pochino meno insopportabile), benché seducente in un modo tutto suo, si trova bloccata, intrappolata dalle mura che lei stessa si è costruita intorno e che non le permettono di volare altrove.

Le persone che le gravitano intorno sono altrettanto instabili, a cominciare dalla collega Benedetta (Luciana Littizzetto) che, alle prese con un figliolo ribelle, cerca l’anima gemella in chiunque le capiti a tiro. Per non parlare di un fortunato e “insospettabile” triangolo famigliare di padre, madre e zio, eterni adolescenti, in aggiunta a una sorella egoista e insicura, Beatrice (Francesca Einaudi).

Fiore all’occhiello del quadretto è un futuro sposo (della sorellina) che è tutto un florilegio di luoghi comuni. Con questo esemplare sostegno alle spalle non stupisce che Nanà, così buona e disponibile da ospitare un improbabile filmaker nel suo salotto, non riconosca la meschinità e doppiezza del romanziere dietro cui spasima, il mellifluo Bauer (Mohammad Bakri).

Se amate le commedie che mescolano brio e leggerezza, condite da battute irresistibili e indimenticabili personaggi state alla larga da Matrimoni e altri disastri. Anche se siete irrecuperabili aficionados della vasta categoria “mi sposo o non mi sposo”. Magari è l’occasione giusta per recuperare qualche perla come Un matrimonio, di Robert Altman o Quattro matrimoni e un funerale. Perché in fondo, finché c’è vita, c’è speranza.

 

doppioschermo

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