L’americano che arriva a Parigi stavolta è John Travolta, in splendida forma nei panni di Charlie Wax, arrogante e violento agente della Cia più simile a un soldato di ventura che a James Bond. Ad attenderlo nella capitale francese, dove lavora sotto copertura come assistente dell’ambasciatore americano, c’è l’agente segreto James Reese, interpretato da Jonathan Rhys Meyers, come da manuale l’esatto opposto di Wax: colto, lucido, metodico, in giacca, cravatta e occhiali. E naturalmente c’è una donna bellissima e quanto mai fatale, Kasia Smutniak, ovvero Caroline, la promessa sposa di Reese. In un paio di giorni i due sterminano, letteralmente, un’intera banda di narcotrafficanti, devastano banlieu e riescono persino a mettersi sulle tracce di terroristi in procinto di preparare attentati.
Pierre Morel dirige From Paris with Love, come Taken (2008), avvalendosi della collaborazione come soggettista e produttore di uno dei parigini più americani, Luc Besson.
Tenta ancora una volta di dare vita ad un action movie dai risvolti comici, ma non spinge abbastanza da riuscire nell’intento. Il film non è abbastanza profondo da seguire le orme dei suoi migliori precedenti americani, ma nemmeno sufficientemente demenziale da diventare
una sorta di sarcastica caricatura del genere. E sì che la sceneggiatura segue una trama così riconoscibile da prestarcisi, alla caricatura, dal momento che ripropone pressoché tutti gli stilemi più comuni dell’action movie: una coppia antitetica di americani che non fa prigionieri e massacra almeno cinquanta criminali (com’è ovvio, tutti cinesi e pakistani musulmani) in meno di un’ora e mezza di pellicola per salvare l’Occidente. È montato con un certo gusto, ed anche con una certa ironia, da Frederic Thoraval, e poi riserva alcune sequenze godibili (su tutte, quella al ristorante cinese), e diverse gag piuttosto spassose, ed il personaggio di Wax, chiassoso ed eccessivo, riesce ad essere trascinante pur nella totale mancanza di etica. Quasi tutte le scene di lotta, come ha raccontato lo stesso Morel, sono state come coreografate, sfruttando la ben nota abilità di Travolta come ballerino, in modo da ricordare quasi una danza.
E poi c’è Parigi, all’inizio come una cartolina, e via via con le sue periferie sempre più degradate ma non meno affascinanti, ma Parigi non sempre basta.




