Percy Jackson (Logan Lerman) è il classico "sfigato" che vive la sua vita in perfetto anonimato e poi un giorno diventa improvvisamente un eroe, scoprendo di essere il figlio di Poseidone. Classica storia, scontato il finale. Lui salva il mondo e vissero tutti felici e contenti. Quello che però è da commentare, altrimenti di per sè il film sarebbe incommentabile, è l'abile tentativo da parte della 20th Century Fox di seguire la scia delle varie saghe che stanno sbancando ai botteghini (vedi "Twilight", "Harry Potter" et similia) e ripetere la strategia, utilizzando un altro teen-movie tratto da una serie di libri cult. "Percy Jackson e gli Dei dell'olimpo: Il ladro di fulmini" è infatti l'adattamento cinematografico del primo dei cinque episodi ideati e scritti da Rick Riordan, scrittore americano, diretto concorrente dell'inglese J.K. Rowling. La storia di Percy assomiglia in maniera impressionante a quella di Harry Potter: il protagonista all'inizio non sa niente dei suoi poteri, poi lo scopre e vive un periodo d'addestramento (vedere Hogwarts) durante il quale affinerà le sue arti e sarà poi pronto all'avventura che vivrà fianco a fianco dei suoi due amici fidati, un satiro e un'altra semidea (come Harry con Ron e Hermione).

Insomma la formula di partenza è quella già vista e digerita, ma ovviamente i produttori avranno pensato che per stupire il pubblico era necessario qualche cambiamento. Ecco allora le divinità greche, poco sfruttate nel cinema degli ultimi decenni e il cast che vede accompagnati i giovani attori emergenti a nomi del calibro di Uma Thurman (Medusa),Rosario Dawson (Persefone) e Pierce Brosnan (Chirone). Il regista, guarda caso, è poi Chris Columbus che ritorna dietro alla macchina da presa dopo aver diretto i primi due capitoli di Harry Potter e prodotto il terzo. Forse l'unica differenza che passa tra le avventure di Harry Potter e quelle di Percy Jackson è che le prime si svolgono in un mondo di fantasia, le seconde nel mondo reale. In Percy Jackson i miti greci sono attualizzati alla realtà americana: c'è il Partenone di Nashville, la porta dell'Ade ad Hollywood, quella dell'Olimpo sull'Empire State Building e il luogo dell'oblio a Las Vegas. Roba da far accapponare la pelle. L'eccesso e la nota grottesca che attraversano il film non riescono a renderlo neppure comico. Le imprese giungono agli occhi del pubblico come qualcosa di assurdo, perchèmanca totalmente il fascino e l'atmosfera magica che avrebbero dovuto caratterizzare un film fantasy.