Mario Dicarra ha scontato sette anni di galera e ha tenuto la bocca chiusa. Una volta libero è deciso a recuperare i gioielli rubati che aveva nascosto prima dell’arresto ed è intenzionato a farsi strada a suon di testate pur di riuscirci. I suoi colleghi criminali, però, gli sono alle calcagna e pretendono la loro parte di bottino. L’unico modo per far perdere le proprie tracce è quello di chiedere aiuto al fratello prete, Patrick, e di indossare la tonaca per fingersi aiutante di padre Etienne, parroco di un paesino sulle alpi. Arrivato a destinazione, “Padre” Mario scoprirà, suo malgrado, che Padre Etienne è da poco deceduto e che gli abitanti del paesino confidano nel suo aiuto spirituale. Tra bevute al bar e gaffe inevitabili Mario, ex-galeotto dal cuore buono, guadaga la fiducia e la stima di tutti, esponendo la sua concezione di colpa e di perdono e riscoprendo una religiosità basata sul perdono e la comprensione e, naturalmente, qualche violenta testata. Nel frattempo sarà il vero prete, il fratello Patrick, a dovere recuperare i gioielli e gestire le trattative di vendita con un improbabile mafioso. Il gioco è quello dello scambio dei ruoli, in cui il prete viene accecato dai bagliori del denaro e del vizio e il delinquente si redime prendendosi cura delle anime dei simpatici abitanti del paese montano.
Il Missionario è il primo lungometraggio diretto da Roger Delattre, ex assistente di Luc Besson, che ha prodotto questa leggera e divertente, seppur a tratti banale e prevedibile, commedia.
Jean-Marie Bigard, co-autore della sceneggiatura, interpreta con destrezza Mario e conferisce alla pellicola l’estro e la simpatia necessari per strappare qualche risata. Le situazioni divertenti non mancano, insieme a una morale sin troppo palesata nei dialoghi dei personaggi, che cerca di mettere d’accordo religioni e mentalità diverse: tolleranza, amore verso il prossimo e fiducia nelle nuove generazioni sono gli insegnamenti del missionario Mario.
Nota assai dolente, che balzerà alle orecchie degli spettatori, sono le musiche di Alexandre Azaria, che nei momenti più deboli della storia peggiorano irrimediabilmente la messa in scena.
Se non avete pretese, a parte quelle di voler godere di una commedia divertente e affezionarvi a personaggi simpatici e caratteristici, il Mi$ionario è il film giusto per trascorrere un’ora e mezza di spensieratezza nel buio della sala seguendo le strampalate gesta di Padre Mario.
Mario Dicarra ha scontato sette anni di galera e ha tenuto la bocca chiusa. Una volta libero è deciso a recuperare i gioielli rubati che aveva nascosto prima dell’arresto ed è intenzionato a farsi strada a suon di testate pur di riuscirci. I suoi colleghi criminali, però, gli sono alle calcagna e pretendono la loro parte di bottino. L’unico modo per far perdere le proprie tracce è quello di chiedere aiuto al fratello prete, Patrick, e di indossare la tonaca per fingersi aiutante di padre Etienne, parroco di un paesino sulle alpi. Arrivato a destinazione, “Padre” Mario scoprirà, suo malgrado, che Padre Etienne è da poco deceduto e che gli abitanti del paesino confidano nel suo aiuto spirituale. Tra bevute al bar e gaffe inevitabili Mario, ex-galeotto dal cuore buono, guadaga la fiducia e la stima di tutti, esponendo la sua concezione di colpa e di perdono e riscoprendo una religiosità basata sul perdono e la comprensione e, naturalmente, qualche violenta testata. Nel frattempo sarà il vero prete, il fratello Patrick, a dovere recuperare i gioielli e gestire le trattative di vendita con un improbabile mafioso. Il gioco è quello dello scambio dei ruoli, in cui il prete viene accecato dai bagliori del denaro e del vizio e il delinquente si redime prendendosi cura delle anime dei simpatici abitanti del paese montano.
Il Missionario è il primo lungometraggio diretto da Roger Delattre, ex assistente di Luc Besson, che ha prodotto questa leggera e divertente, seppur a tratti banale e prevedibile, commedia.
Jean-Marie Bigard, co-autore della sceneggiatura, interpreta con destrezza Mario e conferisce alla pellicola l’estro e la simpatia necessari per strappare qualche risata. Le situazioni divertenti non mancano, insieme a una morale sin troppo palesata nei dialoghi dei personaggi, che cerca di mettere d’accordo religioni e mentalità diverse: tolleranza, amore verso il prossimo e fiducia nelle nuove generazioni sono gli insegnamenti del missionario Mario.
Nota assai dolente, che balzerà alle orecchie degli spettatori, sono le musiche di Alexandre Azaria, che nei momenti più deboli della storia peggiorano irrimediabilmente la messa in scena.
Se non avete pretese, a parte quelle di voler godere di una commedia divertente e affezionarvi a personaggi simpatici e caratteristici, Il mi$$ionario è il film giusto per trascorrere un’ora e mezza di spensieratezza nel buio della sala seguendo le strampalate gesta di Padre Mario.