Martedì, 29 Dicembre 2009 21:38

Arthur e la vendetta di Maltazard - Recensione

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Arthur e la vendetta di Maltazard

Ha scelto di abbandonare i suoi personaggi in chiaroscuro e portare sullo schermo un universo semplificato, dove i buoni sono gli eroi e i cattivi vanno sconfitti. In cui gli uomini proteggono la natura, abbracciano gli alberi e si fondono con le rocce. Di raccontarlo con tempi rilassati, prendendosi lo spazio di quattro libri e poi di quattro film. Per portare un po’ di bellezza negli occhi dei bambini. Dopo Arthur e il popolo dei Minimei, Luc Besson ci riaccompagna nel mondo ‘di sotto’ per la Arthur e la vendetta di Maltazard, che è il secondo capitolo della saga e trailer per un terzo film, Arthur e la battaglia dei due mondi, che arriverà prima in Francia, a metà 2010. Ma è in quest’episodio che si prepara lo scontro tra le due realtà, quella del bene e quella del male, che date le premesse, coincideranno con le due dimensioni dell’infinitamente piccolo e dell’umanamente grande.

Ancora una volta il mondo di sopra è raccontato in live action, mentre per i Minimei Besson ha aperto i rubinetti dell’immaginazione facendosi aiutare dalla grafica in 3D, migliorata molto rispetto al primo esperimento. Arthur, che da valoroso tredicenne ha ancora le sembianze del giovane Freddie Highmore, è tornato in vacanza nella casa di campagna dei nonni (tra cui una Mia Farrow troppo sofisticata per fare la casalinga di campagna). Aspetta che si concluda il decimo ciclo lunare per fare ritorno nella terra dei Minimei e riabbracciare, nei panni del millenario principe minimeo, la sua sposa Selenia, quando il papà decide di anticipare il giorno della partenza e lui non rimane che scappare. A rafforzare i suoi propositi un messaggio Sos, mandato con tutta probabilità dai suoi Minimei. Inizia così, ed è una bella svolta nella narrazione che ha fin qui languito alquanto, la sua avventura, partendo da Paradise Alley. Una periferia cyberpunk, con le luci di Las Vegas e le locande di Pigalle, con baristi sono rasta che ballano con Lady Gaga. Ma le promesse vengono nuovamente tradite: l'azione e il ritmo si riaffievoliscono subito e la narrazione, che ha il suo apice molto spostato verso la fine del film, si inceppa inesorabilmente. Il film così annoia in superficie e non entusiasma sottoterra: procede stancamente verso una rivelazione, troncata sul più bello che lascia i piccoli spettatori frustrati a una lunga attesa.

Con la saga di Arthur Besson, atteso da anni ad un ritorno significativo sulla scena internazionale, ha deciso di imboccare la via europea all’animazione. L’obiettivo è la Disney Pixar. Ma la strada è ancora lunga.

doppioschermo

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