Venerdì, 18 Dicembre 2009 10:51

Il canto delle spose - Recensione

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Il canto delle spose

Karin Albou nel suo ultimo film Il canto delle spose ha probabilmente confuso l'amicizia tra due ragazze con un rapporto morboso al limite del sopportabile.

La pellicola racconta la vicenda di Myriam e Nour, due ragazze, una ebrea e una musulmana, che vivono a Tunisi alla vigilia della Seconda Guerra Mondiale. Nella città si respira un'aria tollerante e multietnica  fino a quando l'esercito tedesco, coadiuvato dai francesi di Vichy, non decide di occupare la Tunisia, fomentando  l'odio razziale. Tra le due ragazze, che fino ad allora erano vissute quasi in simbiosi, qualche crepa comincia a comparire, aggravata anche dalle delicate situazioni sentimentali che entrambe vivono. Nour si sposa con Khaled che appoggia le azioni persecutorie rivolte contro gli ebrei, mentre Myriam è costretta dalla madre Tita (interpretata dalla stessa regista), a sposare un uomo ricco che non ama affatto. I casi della vita finiscono quindi per allontanare le due giovani, ma proprio nel momento di maggior pericolo verrà offerta loro la possibilità di riaccostarsi l'una all'altra.

Raccontare un'amicizia profonda in questi termini è sicuramente un'idea interessante, ma il modo in cui la regista francese di origine maghrebina ha sviluppato la narrazione è insopportabile. Inquadrature claustrofobiche e serrate sulle due ragazze in ogni scena e in ogni salsa che sono quasi un'esagerazione, un'esaperazione. Il voler coniugare la grande Storia con le tensioni individuali, posando la propria attenzione sul mondo femminile, intimo, pressato da vecchi retaggi e nuove minacce, finisce col diventare qualcosa di manieristico e forzato. Si indulge troppo sull'estetica dei primi piani e dei dettagli, come ad esempio nella scena della depilazione del pube, che precede il matrimonio di Myriam.

Da apprezzare invece l'idea di descrivere la brutalità dell'occupazione nazista non ricorrendo a violenze eclatanti, ma ricorrendo al punto di vista privato di coloro che in quel periodo osservavano la guerra dall'interno delle proprie abitazioni, le donne appunto. In questo oscillare tra dimensione corale e psicologie individuali, sono da lodare le attrici che interpretano le due adolescenti, Lizzie Brocheré (Myriam) e Olympe Borval (Nour), perfettamente in grado di reggere i ruoli a loro assegnati.

doppioschermo

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