Scelte che cambiano la vita, affari di famiglia difficili da affrontare, a volte perfino da raccontare. Sullo sfondo la guerra in Afghanistan, il senso del dovere e il trauma della perdita. L'ultimo film di Jim Sheridan è forte, intenso, drammatico, ai limiti della commozione. Non è un film sulla guerra, pur rappresentandone una parte di dramma e orrore in maniera molto cruda e realistica. Il conflitto in Afghanistan è una sorta di pretesto per raccontare un vero e proprio melodramma familiare. Raramente si intravede retorica e non ci sono eroi (nonostante più volte uno dei due “brothers” sia definito così), soltanto sconfitti, e un forte senso di perdita.
La “scelta” è quella del marine Sam Cahill (Tobey Maguire), uomo esemplare che vive per la sua famiglia, la moglie Grace (Natalie Portman), conosciuta ai tempi del liceo, e le due figlie Isabelle e Maggie (Bailee Madison e Taylor Geare). Partito e dato per morto sulle montagne afghane, Sam assisterà e sarà protagonista delle barbarie della guerra e della prigionia. Ferito nel corpo e nello spirito, costretto al terribile, all'indicibile, non sarà mai più lo stesso. Ma la “scelta”, forse meno evidente ma ugualmente determinante, è anche quella di Tommy, la pecora nera della famiglia, che cambia e matura in assenza del fratello. Tommy e Sam sono le due facce (“sides” come le definisce il sottotitolo originale della pellicola) della stessa famiglia, uno sbandato ex galeotto e un cittadino e marito esemplare. Un rapporto forte e speciale. E' Sam ad aspettare Tommy all'uscita di prigione, a prestargli la macchina, sembra l'unico a fidarsi ancora di lui.
Per una storia definita, e per alcuni aspetti prevedibile fin dall'inizio, ci sono personaggi che crescono e cambiano costantemente nel corso del film. Sheridan torna, dopo quattro anni di assenza, e affronta temi a lui cari: i rapporti di famiglia, il perdono, la rivincita personale. Il film, vero ed emozionante, è un remake della pellicola di Susan Bier “Non desiderare la donna d’altri” che ha fortemente colpito il produttore Sigurjon Sighvatsson. Che lo spunto sia proprio la guerra è soltanto un tassello in più, certamente importante e determinante agli occhi dello spettatore se si considera l'attuale situazione mondiale.
Il dramma non è soltanto nella storia, ma nelle storie dei singoli personaggi. E soltanto un cast superbo porta a un risultato così vero ed efficace. Il pallido e dimagrito Tobey Maguire (canditato come miglior attore in un film drammatico per i prossimi Golden Globe), abbandonati i panni del supereroe, impersona tutta la fragilità e l'impotenza con il suo sguardo perso nel vuoto, pieno di rabbia e dolore. Gyllenhaal e la Portman costruiscono con maestria i loro personaggi e danno un forte apporto emozionale all'intero film con sguardi e dialoghi più che azioni vere e proprie. “This desperation, dislocation, separation, condemnation, revelation”, le parole degli U2 fanno da colonna sonora alle loro emozioni e candidano Bono e soci al Golden Globe per la migliore canzone originale con Winter. Ma la vera rivelazione della pellicola sono le piccole figlie della coppia. Sheridan mostra di avere un tocco speciale e unico con in bambini. Geare e Madison che giocano, litigano e provano ad affrontare a modo loro il lutto sono la parte più autentica della pellicola. Perchè per loro la vita di Sam dovrà andare avanti.




