Venerdì, 04 Dicembre 2009 11:50

Ninja Assassin - Recensione

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Ninja Assassin

Il protagonista di Ninja Assassin, ultima fatica del regista James McTeigue, si chiama Raizo ed è uno degli assassini più spietati al mondo. Raccolto dalla strada quando era un bambino, è stato trasformato dal clan Ozunu, una società segreta la cui esistenza è considerata un mito, in un killer addestrato e senza scrupoli. Dopo l'esecuzione senza pietà di un suo amico da parte del clan, Raizo rompe i suoi legami e sparisce per preparare la sua vendetta.

Una storia simile al cinema è già arrivata, ma questa pellicola con  Kill Bill, il capolavoro di Tarantino, non ha assolutamente niente a che vedere. L’abuso della violenza, del sangue e le azioni iperboliche non sono un omaggio al genere, ma semplicemente qualcosa fine a se stesso fatto ad arte per impressionare un pubblico occidentale.

Chi ha visto V per Vendetta, lavoro precedente del regista McTeigue, rimarrà un po’ deluso da questo lavoro che, a parte la spettacolarità delle scene e dell’azione, non riesce a trasmettere nulla. Il regista dopo la pellicola più “impegnata” ha infatti deciso di dedicarsi ad un progetto più leggero per sua stessa ammissione. McTeigue ha ribadito più e più volte di aver preso spunto dall'estetica dei videogiochi e dei cartoni animati più famosi basati sul mondo dei ninja, volendo così creare il più bel film del genere sotto questo aspetto. Inoltre, a differenza di altri film dove la trama è deficitaria per incapacità degli sceneggiatori, qui la trama latita per via di una precisa scelta stilistica.

C’è quindi un solo modo per affrontare la visione di questo film: considerare questa pellicola come se si stesse vedendo un vecchio film di arti marziali o la filmografia di Chuck Norris: a nessuno verrebbe mai in mente di giudicare i dialoghi o la sceneggiatura di quelle pellicole e nessuno si annoierebbe mai guardandoli. Qui infatti non ci si annoia mai e le scene d’azione sono un’escalation di violente follie che sfociano in un finale pazzesco.

Gli attori invece sono difficilmente giudicabili, anche per il compito che sono chiamati svolgere. Tutti (orientali ed europei) sono inespressivi, ma non si può chiedere molto a chi non deve far altro che pronunciare battute buone per riempire il tempo tra un combattimento e l’altro. L’unica interpretazione degna di nota è quella del protagonista, il cantante coreano noto come Rain, il quale, chiamato a interpretare una macchina assassina e non certo Amleto, è sempre convincente e credibile nel ruolo.

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