
In una Romania brutta, malandata e disadorna che certo non invita al turismo, due ragazzi, Francesca e Mita, tentano di costruirsi una vita più prospera e meno mediocre. La prima lega le sue speranze al sogno, tutt’altro che irrealizzabile, di una vita in Italia, il secondo sceglie vie traverse, ma entrambi non fanno che incontrare squallidi parassiti capaci di rendere impossibili anche i sentieri più rettilinei. Così Francesca è costretta a pagare 2000 euro per un contatto di lavoro che non garantisce sul pericolo di cadere nella trappola della prostituzione, mentre Mita si scontra con la spavalderia di strozzini senza scrupoli.
Bobby Paunescu, regista e sceneggiatore, sceglie la via del realismo assoluto per raccontare il suo paese, oggi libero dalla dittatura comunista, ma ancora troppo lontano dal benessere per frenare il sogno migratorio dei propri cittadini. Il risultato è il ritratto di un popolo svilito, stanco, dove ogni sogno ha ormai anche un prezzo. Dovrebbe essere l’immagine della Romania, ma, in realtà, le periferie suburbane descritte, tormentate dalla delinquenza e abbandonate da una amministrazione corrotta e indifferente ai problemi della comunità, si scambiano facilmente con quelle italiane. E l’intenzione del regista, nato in Romania, ma cresciuto in Italia, è proprio quella di creare uno strano specchio magico in cui un paese riconosca se stesso, guardando il riflesso dell’altro. Cadono così in ridicolo tutti i pregiudizi xenofobi di chi, in una ostinata cecità, non riesce a comprendere questa identità. Le accuse cariche di sospetto degli uni, rimbalzano in quelle degli altri. Non possiamo, infatti, non riconoscere nelle affermazioni intolleranti contro il nostro paese di tanti personaggi del film, gli slogan razzisti che furoreggiano in certi partiti italiani e in molta stampa nazionale.
Con una regia minimalista e una qualità tecnica altrettanto minima, Paunescu trova la chiave del suo realismo risparmiando su tutto quello che può, anche sui dettagli, arrivando a scene scarne ed essenziali, prive di montaggio e di qualità fotografica, efficaci, ma anche a rischio noia. Tuttavia una certa tensione narrativa dovuta alla drammaticità delle situazioni raccontate, come alla bravura di attori sempre molto credibili, tiene viva l’attenzione.
Il pregio maggiore del film è certamente quello di trattare tematiche più che mai attuali e cruciali per la sopravvivenza del vivere civile, tuttavia facilmente il nostro pubblico apprezzerà specialmente le imprecazioni contro i politici italiani. L’ormai celebre insulto ad Alessandra Mussolini è, infatti, l’unica battuta che strappa una risata in sala.



