Giovedì, 17 Settembre 2009 22:14

Fighting - Recensione

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Shawn MacArthur (Channing Tatum) si guadagna da vivere vendendo libri e merce contraffatta. La sua storia si incrocia con quella di Zulay Valez (Zulay Henao), bellissima cameriera, e con quella di Harvey Boarden (Terrence Howard), piccolo truffatore che lo introdurrà nel mondo delle lotte clandestine. É l'ascesa di un ribelle nato per picchiare.
Fighting, secondo lavoro di Dito Montiel, è un'opera che in rapporto al precedente lavoro delude ampiamente le aspettative. Guida per riconoscere i tuoi santi è tratto dall'omonimo romanzo autobiografico e il 1986 viene rievocato attraverso frammenti visivi enunciati poco dopo nelle sequenze vere e proprie. Un narrazione dove l'occhio anticipa la mente. Fighting, invece, non presenta nulla di tutto ciò. Il progetto nasce infatti dalla volontà del produttore di Fast and Furious di realizzare una pellicola su un gruppo di persone che si riunisce clandestinamente attorno a un'attività sportiva, a dispetto di differenze di razza ed età. Ciò che emerge è quindi una serie di tematiche già elaborate dal regista nella sua opera prima: il difficile rapporto col padre; la corrispondenza totale tra casa e famiglia; l'interrazzialità (l'autore è di padre nicaraguense e di madre irlandese). Ognuna di queste è presentata in maniera assai superficiale e affrettata. I personaggi si perdono quindi in un'infinita serie di dettagli di New York superbamente fotografati, e gli unici momenti di cinema si hanno nei momenti di riflessione, quando i corpi rimangono soli tra luci e ombre fuori fuoco. Le sequenze di combattimento, per quanto dichiarate entusiasticamente realistiche, non offrono nulla di nuovo alla cinematografia di una città che ha già presentato film come Toro scatenato, il cui confronto è impietoso

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