Non si direbbe eppure i G.I. Joe hanno una lunga storia alle spalle. La loro prima apparizione fu nel 1942 nella rivista YANK, dove figuravano in delle strisce a fumetti. Successivamente, in risposta alla crescente affermazione della Barbie, vennero prodotti i primi pupazzi dei G.I. Joe, per i quali venne coniato il termine action figure. Dopo averne valutato l’efficacia sul mercato la Hasbro decise negli anni sessanta di riattualizzare i giocattoli e renderli più piccoli. In seguito arrivò la collaborazione con la Marvel poi fu prodotto il primo, deludente, film ed infine la realizzazione di una serie animata.A dirigere G.I. Joe - La nascita dei Cobra è stato chiamato Stephen Sommers, che ormai sembra non azzeccare un film dai tempi de La mummia. Un regista che, a quasi cinquant’anni, si ritrova ancora una volta a confezionare paccottiglia adolescenziale senza mai essersi concesso neanche un passaggio intermedio, magari una bella commedia, considerando che a far ridere ci riesce benissimo. G.I. Joe è infatti una pellicola indirizzata ad un pubblico medio di età inferiore a diciotto anni, per tutti gli altri il film risulterà, ovviamente, demoralizzante.
La cosa più interessante è forse il pessimo modo in cui sono stati sfruttati gli attori presenti. Da Dennis Quaid, imbalsamato e decontestualizzato, al più che promettente Joseph Gordon Levitt, decisamente troppo sopra le righe.
La cosa più sorprendente è invece la bassissima qualità degli effetti speciali, rimasti tra i pochi punti di forza di Sommers (basti ricordare l’ottimo utilizzo del digitale ne La mummia e poi anche in Van Hellsing).
Non rimane altro, a parte una sceneggiatura pretestuosa ed una direzione standard, per il genere.




