Sabato, 02 Maggio 2009 11:31

Tutta la vita davanti - Recensione

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Con il sottofondo musicale dei Beach Boys, la voce narrante di Laura Morante ci introduce nella favola di Marta, ventiquattrenne siciliana trapiantata a Roma e laureata con lode e abbraccio accademico in filosofia teoretica. Umile, curiosa e un po' ingenua, Marta si vede chiudere in faccia le porte del mondo accademico ed editoriale, per ritrovarsi poi a fare la baby-sitter e a lavorare nel call center della Multiple. Da qui inizia il viaggio di Marta in un mondo alieno, quello di tanti giovani “precariamente occupati” accomunati da una stessa ansia per il futuro che si tramuta in folle disperazione. È questa la fetta di precariato che il film racconta, a partire dalla brillante laurea in filosofia di Marta, per la quale ci dovrebbe essere tutta la vita davanti, che però si presenta come un sentiero lastricato di difficoltà e chiusure.

Ancora una volta l'occhio attento di Paolo Virzì prova a descrivere il nostro paese, entrando nel disperato mondo del precariato attraverso gli occhi esploratrici di Marta. Con spirito comico e amaro Virzì dà vita a un'opera corale, matura e agghiacciante, costruendo personaggi complessi e sfaccettati, teneri e feroci, ma tutti disperatamente umani e autentici: Marta (Isabella Ragonese) forte e sensibile, Sonia (Micaela Ramazzotti) ragazza madre col cervello nascosto sotto il cappello costretta a vendere il proprio corpo per mantenere la figlia, Daniela (Sabrina Ferilli) donna in carriera stretta dalla morsa della solitudine. Il punto di vista privilegiato nel film è quella della donna, ma non mancano i ritratti maschili che prendono il volto di Elio Germano (Lucio 2), Valerio Mastrandrea nei panni di un sindacalista tra il positivo e l'ambiguo, e Massimo Ghini nelle vesti del capo del call-center.

Tutti i personaggi si muovo all'interno del call-center, un mondo ai confini della realtà dove i dipendenti, precari e frustrati, vengono incitati e motivati con strani rituali e canzoncine in modo che non si rendano conto che lavorano per pochi euro, senza prospettive e con tre minuti di pausa al giorno. Sebbene siano dei lavoratori precari si sentono vivi, realizzati, utili, perché quel lavoro è per loro la cosa più stabile della loro vita. L'Italia di Virzì, infatti, non è instabile solo dal punto di vista lavorativo, ma il precariato invade anche ogni aspetto della società e dell'esistenza, dai rapporti umani ai sentimenti.

E se Marta può ancora sognare un mondo migliore per sé e per la bambina a cui fa da baby-sitter, tutto attorno resta un ritratto allarmante dell'Italia di oggi, che Virzì svela sapientemente sotto una patina di sinistra comicità. Un'Italia dolce-amara quella di “Tutta la vita davanti”, che commuove e angoscia lasciandoci con un groppo in gola, come quell'ovosodo che non andava né su né giù.

doppioschermo

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