Giovedì, 30 Aprile 2009 01:51

Che - Guerriglia - Recensione

Scritto da 
Fidel,
mi ricordo in questo momento di molte cose, (…) un giorno passarono a chiedere chi si doveva avvisare in caso di morte, e la possibilità concreta di questo fatto ci colpì tutti. Poi scoprimmo che era vero, che in una rivoluzione (se è vera) o si trionfa o si muore. (..) Sento che ho fatto la mia parte di dovere che mi legava alla rivoluzione cubana nel suo territorio e mi congedo da te, dai compagni, dal tuo popolo che, ormai, è il mio. (…) Altre terre del mondo reclamano il concorso dei miei modesti sforzi. (…) Nei nuovi campi di battaglia porterò (…) lo spirito rivoluzionario del mio popolo, la sensazione di adempiere al più sacro dei doveri: lottare contro l'imperialismo ovunque esso si trovi (…) Fino alla vittoria sempre. Patria o morte. Ti abbraccio con tutto il fervore rivoluzionario.
Che
Il capitolo finale della storia di Ernesto Guevara diretta da Soderbergh si apre con una televisione in bianco e nero. In essa Fidel Castro legge al popolo cubano la lettera con cui il Che si congeda da ogni incarico ricevuto sull'isola per esportare la rivoluzione in quelle terre che secondo lui la reclamano.
Traspare già l'alone di morte che dominerà il resto della pellicola. Infatti, se in Che, l'argentino il regista si è concentrato sul cammino dei rivoluzionari e sulle emozioni che li hanno portati a coinvolgere il popolo cubano nella lotta, fino alla vittoria, in questa seconda parte si percepisce il senso di sopraffazione e disillusione che lentamente si impadronisce del manipolo di uomini guidati dal Comandante fino alla sconfitta e alla morte. L'incapacità di coinvolgere le popolazioni locali, la sottostima delle forze messe in gioco dal regime di Ortuño e soprattutto l'inaspettato supporto offerto dagli Stati Uniti, tramite la CIA, all'esercito regolare resero impossibile il successo dei rivoluzionari, che dopo i le prime vittorie vennero decimati poco alla volta fino alla completa sopraffazione.
Anche in questo secondo capitolo Soderbergh si è basato sui documenti lasciati dai guerriglieri e in particolare sul Diario in Bolivia scritto da Che Guevara. Nonostante il taglio abbastanza documentaristico il regista non rinuncia a collocarsi sempre dal punto di vista dei combattenti. Sono pochissimi i momenti in cui il gruppo è inquadrato dall'esterno. La collocazione nel tempo degli eventi, indicata continuamente tramite il numero di giorni che li separa dall'inizio delle operazioni, contribuisce ulteriormente a calare lo spettatore nei panni degli uomini che tentarono di ribaltare il regime di René Barrientos Ortuño e, insieme a un ritmo lento, rende la tensione e il peso della sconfitta che si materializza in modo sempre più palese.
Ciò che questa pellicola cerca di descrivere, attraverso il suo continuo riferimento all'idea di “vittoria o morte” e alla graduale evidenza dell'impossibilità di vincere, è la sorta di illuminata follia, di volontà di identificarsi con l'idea stessa di rivoluzione dando a questo concetto un significato quasi mistico, che portarono la figura del Comandante a diventare un'icona della storia contemporanea. Resta al pubblico decidere se l'analisi della nascita del mito rivoluzionario attuata da Soderbergh sia corretta, mentre sullo sfondo di un Che Guevara sbarbato che a bordo della Grand Ma' si dirige verso quella che sarà la rivoluzione cubana, scorrono i titoli di coda.

doppioschermo

Questo sito web non rappresenta una testata giornalistica perchè viene aggiornato senza alcuna periodicità fissa. Non può quindi considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n. 62 del 7.03.2001. Tutti le immagini usate in questo sito sono copyright dei rispettivi proprietari e concesse gratuitamente.