Sabato, 11 Aprile 2009 02:00

Che – L'argentino - Recensione

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Che – L'argentino è il primo di una serie di due film dedicati alla vita di Che Guevara. Questo capitolo affronta la sua partecipazione alla rivoluzione Cubana e i suoi due interventi all'assemblea generale delle Nazioni Unite nel 1964 a cinque anni dalla liberazione dell'isola.

Un personaggio come il Che non rappresenta sicuramente un soggetto semplice per un film. Non solo per le caratteristiche intrinseche di figura amata/odiata, ricca di sfaccettature, ma soprattutto per la pervasività che la sua immagine ha avuto nella storia recente fino a diventare una vera e propria icona. Nessuno arriverà in sala senza un’idea propria, pronto ad accettare quello che il regista vuole proporre senza opporre resistenza.

Di fronte ad una sfida del genere Steven Sodergergh (Ocean's 11/12/13, Traffic) ha evitato di limitarsi ad accontentare una parte del pubblico riproponendo gli stereotipi più diffusi su Guevara e sulla rivoluzione Cubana, ma ha cercato di attenersi quanto possibile alla realtà storica per raccontare ciò che lo ha più affascinato della vita avventurosa del condottiero argentino: “le sfide pratiche legate alla realizzazione su vasta scala di un’idea politica”. Con questi due film il regista vuole descrivere “il processo attraverso il quale un uomo, nato con una volontà di ferro, scopre la sua capacità di ispirare e guidare gli altri”.

Per ottenere questo risultato Soderbergh ha studiato a lungo, insieme allo sceneggiatore Peter Buchman (Eragon, Alexander) e all'attore protagonista e produttore Benicio Del Toro (21 Grammi – Il peso dell'anima, Traffic) l'enorme mole di materiale con cui i rivoluzionari hanno documentato la loro esperienza. Si è avvalso inoltre della consulenza di Jon Lee Anderson, un giornalista esperto dei conflitti sudamericani autore di Che Guevara: A Revolutionary Life un'importante biografia di Ernesto Guevara.

In questo primo capitolo sembra che sia riuscito nell'intento. Lo spettatore viene introdotto gradualmente nella rivoluzione cubana, vista dagli occhi del Che e raccontata con minuzia di particolari, senza trascurare aspetti della quotidianità forse secondari che però contribuiscono a rendere l'ambiente in cui si sono sviluppati gli eventi a trasmettere il vissuto del Comandante, la sua personalità e il suo lungo cammino verso la Habana.

Gli spezzoni che riprendono l'intervento di fronte all'ONU, poi, allargano il campo sulle idee alla base dell'impresa cubana e fanno da preludio al secondo capitolo della storia, Che – Guerrilla, che racconterà il tentativo di “esportare” la rivoluzione in Sudamerica partendo dalla Bolivia.

Molto bravo Benicio Del Toro, è decisamente meritato il premio per la miglior interpretazione maschile che ha vinto al Festival di Cannes del 2008. Il suo Che è umano, una figura completa, concreta e non un semplice personaggio.

Decisamente meno Demián Bichirl, nei panni di Fidel Castro, non riesce a rendere la complessità della persona e la riduce ad una serie di atteggiamenti che ricordano solo superficialmente quello che sarà il Líder Máximo.

doppioschermo

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