Giovedì, 26 Febbraio 2009 02:00

Questo piccolo grande amore - Recensione

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“Quella sua maglietta fina...”. Comincia così "Questo piccolo grande amore", più volte definita la canzone italiana del secolo.
Parole che sono presto uscite dall’ambito strettamente musicale per entrare a far parte del linguaggio, dell’immaginario e della memoria di più di una generazione. Basta solo la prima strofa a evocare storie e sentimenti consumati nei decenni passati, una canzone che fa da colonna sonora agli innamorati da quasi quarant’anni.
Della storia raccontata nell’album di Claudio Baglioni la Medusa Film ha deciso di farne un film. E così dall’11 febbraio è in tutte le sale Questo piccolo grande amore, “un film che ogni innamorato dovrebbe regalare alla propria fidanzata” queste le parole di Giannandrea Pecorelli di Medusa che ne distribuisce 500 copie per la festa di San Valentino.
Nel progetto sono coinvolti il regista Riccardo Donna e naturalmente Claudio Baglioni, che oltre a firmare le musiche e le canzoni che fanno da sfondo alla storia, scrive la scenaggiatura e il soggetto del film insieme a Ivan Cotroneo. Emanuele Bosi e Mary Petruolo sono i due giovani protagonisti, Andrea e Giulia. La loro storia d’amore è ovviamente fedele a quella dell’album.

Primi anni Settanta, a Roma. Andrea ha diciannove anni, Giulia diciassette. Si incontrano la prima volta in un bar, per caso. Ancora non lo sanno, mentre si scambiano le prime parole e si guardano negli occhi, ma quello è un incontro che segnerà per sempre le loro vite. Andrea è al primo anno di architettura, è un sognatore e un idealista che immagina di poter cambiare il mondo con i suoi progetti e i suoi sogni, tanto che pensa di trasformare Centocelle, il quartiere dove abita, in un luogo pieno di prati verdi con fiori colorati e numerose fontane. Giulia è all’ultimo anno di liceo classico, è timida, inesperta e impaurita dal primo vero sentimento della sua vita. Vengono da mondi diversi, hanno amici diversi e due vite diverse. Questo piccolo grande amore racconta la prima vera storia d’amore di due ragazzi, l’ultima avventura dell’adolescenza prima di diventare adulti, il sogno di una passione senza limiti e senza fine che si scontra con la realtà quotidiana. Le strade e le piazze della città si trasformano nello scenario del loro sogno romantico, mentre le canzoni di Baglioni ne scandiscono i momenti più importanti. La storia del primo amore di Andrea e Giulia diventa la storia di tutti gli indimenticabili primi amori delle nostre vite. Un film che fa conoscere ai giovani d’oggi l’amore al tempo dei loro genitori, un amore universale uguale per tutti sia se vissuto nel 2000 o nel 71’. La generazione di Questo piccolo grande amore non è poi così lontana da quella descritta nei libri di Federico Moccia. Certo al posto dei cellulari e della Smart c’erano i telefoni a gettoni e la mitica R4, ma il modo di esprimere i sentimenti è quasi identico. Se Step scrive sul ponte di Corso Francia “Io e te tre metri sopra il cielo”, nel film Andrea scrive sul muro del Lungotevere Q.P.G.A, acronimo di “Qui passarono Giulia e Andrea” come testimonianza del loro primo bacio.

La storia di Andrea e Giulia viene raccontata come un lungo videoclip dove le note musicali si fondono con le immagini e le parole. Per la prima volta nel cinema italiano, i testi delle canzoni vengono adattati per il grande schermo. Sin dalle prime battute (“Che mi dai da fumare?”) le parole delle canzoni seguono una precisa sceneggiatura, che rispecchia l’arco narrativo del disco. Creare quindi il profilo dei due protagonisti non è stato difficile. Le canzoni che compongono l’album hanno tutte un punto di vista maschile con un preciso io narrante che esprimono gli stati d’animo di Andrea (“In licenza son tornato e son qua per comprarmi dei blue jeans al posto di questa divisa e stasera poi le faccio una sorpresa”). Per la creazione del personaggio femminile, tutto è partito dalla ragazza disegnata sulla copertina del disco e descritta con brevi quanto efficaci indicazioni fin dalla prima canzone (“la maglietta scollata, una faccia pulita”). Anche raccontare Roma in quel periodo era inevitabile, visto che il disco di Baglioni valorizza l’ambientazione fortemente romana con canzoni che tracciano un percorso riconoscibile sia nei titoli delle canzoni (da “Piazza del Popolo” a “Porta Portese”) e sia nei testi (“E lungo il Tevere che andava lento lento noi ci perdemmo dentro il rosso del tramonto”). Tutta la narrazione segue i testi delle canzoni, le prime uscite insieme, gli amici di lui e di lei, la loro prima volta, gli studi e il servizio militare, fino ad arrivare “a quella sua maglietta fina...”. Una maglietta semplice e bianca, come tutti se la sono sempre immaginata. Una maglietta simbolo dell’amore puro che tutte le ragazze amate hanno indossato almeno una volta nella loro vita.
Questo piccolo grande amore riflette e racconta i sogni e la vita di chi a 18/20 anni, al di là dell’epoca in cui vive, pensa sia possibile cambiare il mondo attraverso un amore travolgente.

doppioschermo

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