Tanto semplice quanto divertente, la storia di Kung fu panda è lineare e comica come già la Dreamworks ci aveva abituato. Questa volta forse c’è anche qualcosa di più. Gli occhioni sognanti di Po sembrano essere creati apposta per far innamorare i più piccoli, i suoi modi goffi conquistano immediatamente lo spettatore. E poi, il suo, è il sogno di tanti bambini: imparare le arti marziali. “Erediterai il ristorante da me, come io lo ereditai da mio padre, che lo ereditò da suo padre, che lo vinse all’amico giocando a majong” è il desiderio del padre di Po, Ping, un’anatra cinese, maestro nell’arte degli spaghetti, che come ogni genitore vorrebbe che il figlio seguisse le sue orme e portasse avanti l’azienda di famiglia. Il simpatico e pigro Po, però, ha nella testa soltanto il “kung fu” e quando diventa il “prescelto”, grazie ad un’antica profezia, dal saggio Maestro Oogway (una tartaruga), deve portare avanti la sua missione: salvare la Valle della Pace, minacciata dal perfido Tai Lung, nemico della città. Testa dura e un pizzico di fortuna permetteranno a Po, tra avventure e imprevisti esilaranti, di diventare campione nell’arte marziale ed entrare a far parte del mondo dei suoi idoli, i leggendari Furious Five, cinque dei più grandi guerrieri che il mondo abbia mai conosciuto, di cui ha i modellini in plastica nella sua cameretta.
Una storia e metà tra parodia dei film di arti marziali (con tanto di citazione-omaggio a Grosso guaio a Chinatown) tra panda, scimmie e tigri, e favola con tanto di lieto fine. I personaggi sono molto ben caratterizzati, i dialoghi brillanti e la semplicità della trama contribuisce a mettere in risalto tutti questi aspetti. Un perdente che grazie ad un colpo di fortuna, e ad un pizzico di fiducia in se stesso, riesce a riscattarsi è la ricetta perfetta per la favola perfetta. Soltanto il simpaticissimo Po (doppiato nella versione originale da Jack Black e in Italia da Fabio Volo) che combatte nonostante il suo pancione e sconfigge i nemici sedendocisi sopra vale il prezzo del biglietto.
Questa volta la Dreamworks non solo ha reinterpretato un classico del cinema (la storia dei campioni delle arti marziali) con una parodia molto intelligente e puntuale, ma è riuscita anche a colpire la fantasia e il cuore (il panda ciccione e imbranato non può non suscitare tenerezza) dei più piccoli, cosa che con film precedenti come Shrek, era riuscita meno. Un linguaggio chiaro e battute semplici, senza doppi sensi: così in Po si può identificare qualsiasi bambino (e, perché no, anche qualche adulto) che insegue un sogno apparentemente troppo grande.
E alla fine, come ogni favola che si rispetti, c’è anche una bella morale: ognuno di noi ha delle qualità nascoste, l'importante è provare a tirarle fuori ad ogni costo, con caparbietà, senza arrendersi di fronte agli ostacoli. Insomma “devi soltanto credere”. E un consiglio… mai abbandonare la poltrona ai titoli di coda.




