Scritto dalla biro di François Bégaudeau, un vero insegnante di una scuola secondaria situata nel 20° arrondissement, al limite della banlieue parigina, egli è contemporaneamente sceneggiatore, autore del libro e protagonista della pellicola francese. François, nel ruolo di “se stesso”, è il docente di lettere, ma anche il coordinatore di una classe composta da ventiquattro ragazzi dalle origini più disparate.
L’obiettivo della macchina da presa si trasforma in una lente d’ingrandimento che analizza il mondo dell’istruzione dall’interno di un’aula, durante un intero anno accademico. Il regista Cantet si pone questioni all’ordine del giorno sul mondo della scuola, sui problemi d’integrazione e sul multiculturalismo. Indaga nell’animo di chi, come il prof. François, insegna l’ars sapiendi e, nonostante le mille difficoltà, crede ancora che sia possibile trasmettere amore per lo studio e stupirsi per le piccole cose al contrario di chi, come il preside o gli altri colleghi, riducono i problemi dei ragazzi e le loro vite a statistiche di comportamento, proponendo drastiche punizioni o l’allontanamento nei casi di ragazzi più difficili da gestire.
La classe e per analogia la scuola, è il secondo luogo per eccellenza, dopo la famiglia, in cui un essere umano si forma. Un melting pot di culture, etnie, problematiche adolescenziali, che si fondono durante le lezioni del Prof. François tra desinenze, congiuntivi e analisi di poesie.
Il suo è il tentativo di “fare emergere” in questo gruppo eterogeneo di ragazzi che seguono la moda, subiscono la tecnologia, copiano il gergo di strada che risulta più facile, la loro personalità, i loro gusti e i loro problemi. Perché gli studenti di questa scuola periferica si sentono “non interessanti”, perché la vita li fa sentire tali.
E se per un verso strappano facilmente al pubblico mezzi sorrisi per le loro battute e per la loro curiosità, dall’altra questi ragazzi provocano una fastidiosa freddezza, un rancore che porta alla critica spontanea per alcuni aspetti comportamentali come la maleducazione, la violenza, il tono alto dei loro discorsi, intollerabili all’interno di una classe.
La scelta è quella di portare sul grande schermo i luoghi più comuni della scuola, dove i ragazzi si confrontano trascorrendo l’anno scolastico tra interrogazioni, partite di calcetto e compiti in classe. Ecco quindi “elencate” en passant la mensa, la sala dei professori, la presidenza, il cortile, l’incontro con i genitori, come eventi e luoghi eterni per chiunque.
È un cammino adolescenziale nel mondo quotidiano dove attraverso la macchina da presa in diretta, le messe a fuoco sono per la maggior parte sui primi piani dei volti dei ragazzi per dare spazio all’individualità di ogni pensiero, riportando dall’esterno all’interno delle “mura” scolastiche l’umanità così com’è.
In ogni cosa c’è un’incrinatura, ed è così che entra la luce.




